Corsi di degustazione dei vini biologici

Corsi di degustazione dei vini biologici
Marzo 2015 a Roma
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giovedì 4 febbraio 2010

Vino e ambiente: riutilizzare i reflui enologici


Fare vino produce grandi quantità di residui, in particolare liquidi. Indicativamente, per ogni litro di vino prodotto in azienda si produce un litro di liquidi reflui. Questa grande quantità di liquidi non sono di per sé inquinanti, perché principalmente contengono sostanze organiche non tossiche, ma hanno comunque un impatto negativo sull'ambiente, anche perché prodotti in periodi di tempo limitati.

Un interessante articolo dei “Quaderni della Regione Piemonte - Agricoltura” dà i risultati di uno studio su questo argomento fatto in provincia di Asti.
Per chi è interessato, l'articolo integrale, di Eliana Santoro e Paolo Balsari dell'Università di Torino, lo trovate qui. Lo studio fa parte del progetto “Gestione sostenibile dei reflui di cantina”.

Vediamo gli aspetti più interessanti dello studio. L'attenzione è stata rivolta soprattutto alle piccole e medie aziende, le più diffuse nella zona di studio: la media è stata di 400 quintali di uve lavorate all'anno. L'obiettivo è stato quello di valutare la possibilità di un uso agronomico di questi reflui, dopo averli stabilizzati attraverso uno stoccaggio in condizioni anaerobiche (cioè in assenza di ossigeno e quindi non a contatto con l'aria). Per ogni quintale di uva lavorata, è stata osservata una produzione media di 60,7 litri di reflui.

Lo studio rileva che la quantità di acqua prodotta a disposizione del viticoltore non è da trascurare: con una produzione di uva di 80-100 q/ettaro, si hanno circa 60-70 ettolitri di acque reflue (6-7 metri cubi). In pratica, con la quantità di reflui prodotti da un ettaro di vigneto si può fare un'irrigazione di soccorso dello stesso ettaro con 0,6-0,7 mm di acqua oppure si può usare quest'acqua per i trattamenti antiparassitari, con la possibilità di fare 10-12 trattamenti (calcolando un volume di distribuzione di 600 litri per ettaro; anche vedi la figura all'inizio del post).

Lo stesso studio rileva che ci sono ovviamente degli aspetti che andrebbero studiati per periodi più lunghi.
Per quanto riguarda l'uso dei reflui per l'irrigazione, occorre verificare se le sostanze contenute in queste acque (come sali, polifenoli ecc.) possono essere nocive per la vite, soprattutto se distribuite in grandi quantità e anche per parecchi anni di seguito.

Nel caso dell'uso delle acque reflue per i trattamenti fitosanitari, occorre verificare che le sostanze contenute non interagiscano in modo dannoso con i principi attivi degli antiparassitari. Inoltre, cosa da non sottovalutare, nei reflui non devono essere presenti residui solidi in grado di otturare gli ugelli degli atomizzatori.

Lo studio fa notare anche che è importante agire, soprattutto nelle piccole e medie aziende, per diminuire a monte i consumi di acqua.


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domenica 14 dicembre 2008

Le vostre domande: imbottigliamento dei vini biologici

Ci chiede Aldo:

Gradirei sapere cosa succede se un'azienda biologica non possiede le macchine per l'imbottigliamento.
Chi poi fornisce all'azienda biologica il servizio di imbottigliamento, deve sottostare ai regimi dei prodotti biologici e quindi essere certificato?
E se sì, in che maniera?
Grazie
Caro Aldo,
innanzitutto ricordiamo che attualmente non esiste una regolamentazione europea sulla vinificazione biologica.

La gran parte delle aziende vitivinicole biologiche italiane segue i disciplinari privati di vinificazione biologica delle associazioni di produttori biologici (come Aiab) o degli organismi di controllo (come Icea).
In questo caso, ogni impianto coinvolto nella produzione del vino deve essere messo sotto controllo per la trasformazione biologica.

Per mettere sotto controllo la linea di imbottigliamento occorre rivolgersi a uno degli organismi di
controllo e seguirne le indicazioni.
In linea di massima è da prevedere una separazione delle linee di imbottigliamento, fisica o temporale. In pratica, o c'è una linea di imbottigliamento specifica per il biologico (è il caso di grandi cantine biologiche) oppure occorre dedicare alcuni giorni esclusivamente all'imbottigliamento dei vini biologici, seguendo le indicazioni dell'organismo di controllo.

Nell'immediato futuro, con la prossima approvazione delle norme europee per la vinificazione biologica, questi aspetti saranno più chiari e uguali in tutti i Paesi membri della Unione Europea.

Grazie dell'attenzione, Aldo, e continua a seguirci.


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giovedì 22 novembre 2007

Dalla Spagna il tappo di sughero certificato per la gestione forestale

Il gruppo Oret Subericoltura, che opera nell'estrazione del sughero e nella preparazione di tappi per il settore enologico, ha ottenuto per primo in Spagna il marchio Fsc (Forest Stewardship Council) per la gestione forestale sostenibile per le sue sugherete, cioè i boschi di quercia da sughero.

Per questo motivo il gruppo ha ricevuto i complimenti di Wwf/Adena che, nel quadro della sua campagna “Sughero sì. Sugherete vive”, sottolinea che il tappo di sughero deve poter essere identificato dai consumatori come un prodotto ecologico di origine sostenibile, rispetto ai tappi sintetici.
Il marchio Fsc, spiegano ancora al Wwf, è la miglior garanzia, per la sua riconoscibilità a livello mondiale e per le garanzie di coltivazioni responsabili sul piano sociale e ambientale.

Da parte sua la Oret Subericoltura spiega che la sua impresa di produzione di tappi di sughero, Espadan Corks, sta già lavorando sulla tracciabilità della materia prima e tra breve lancerà sul mercato i primi tappi provenienti dai boschi certificati che l'azienda possiede nella Comunità di Valencia (mille ettari di sugherete nella Sierra di Calderona e di Espadan).

Questa misura dovrebbe sostenere l'economia del sughero, importante per queste zone e messa in crisi dall'avvento dei tappi sintetici.


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domenica 27 maggio 2007

Il tappo a vite ed il cancro

Uno studio internazionale a cui hanno partecipato l'Università di Gand in Belgio, quella di Stellenbosch in Sud Africa e quella olandese di Eindhoven ha misurato la presenza di contaminanti in campioni di vino provenienti sia da bottiglie con tappo di sughero che da bottiglie con tappo a vite. In questi ultimi è stata rilevata la presenza di sostanze che alterano il sistema endocrino, correlate con il cancro.

Sembra che la presenza di queste sostanze dannose sia legata al rivestimento di plastica che viene aggiunto al tappo di metallo per garantire il contenuto della bevanda. Lo studio mette in dubbio la posizione di chi assicura che questo tipo di rivestimento non costituisce un pericolo per la salute.

I produttori di tappi a vite contestano ovviamente i risultati, considerando infondate sia le accuse che le conclusioni dei ricercatori. La misurazione effettuata con la tecnica SBSE (Stir Bar Sorptive Extraction) mostra chiaramente nel vino un elemento che deriva dalla plastica utilizzata nel tappo; questo elemento, lo ione m/z 149, si ritrova nel vino. La causa sarebbe l'azione del vino come solvente sulla plastica.

In teoria il tipo di plastica usata nel rivestimento dei tappi a vite non dovrebbe subire l'azione dei solventi organici, ma in realtà le analisi dimostrano esattamente il contrario.

La polemica sui rischi legati all'uso del tappo a vite nelle bottiglie di vino è ancora poco accesa in Italia, probabilmente perché da noi questo sistema è meno diffuso di altri paesi oppure perché, come al solito, noi arriviamo dopo... Per il settore del vino biologico, comunque, questa è un'indicazione molto importante per garantire un vino sempre più sano.

[fonte Directo al Paladar/El Mundo Vino]


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domenica 4 marzo 2007

Tappi in vetro, una soluzione per il vino biologico

Con un po' di ritardo rispetto all'uscita della notizia, segnaliamo un nuovo passo avanti nella diffusione dei tappi in vetro.
Si tratta di un sistema di chiusura alternativo delle bottiglie di vino particolarmente adatto per la vinificazione biologica, visto ad esempio alcuni problemi emersi per il tappo a vite, in grande espansione negli Stati Uniti e in altri paesi emergenti.
Il tappo in vetro è ecologico, rispetta l'ambiente riducendo l'impatto dell'imballaggio e riduce il consumo di sughero, merce sempre più preziosa.
Il tappo in vetro è elegante, è pratico perché può essere tolto senza cavatappi e permette anche di richiudere in modo semplice una bottiglia aperta. Inoltre, consente di ottenere una chiusura ermetica e sterile, proteggendo il vino da contaminazioni e ossidazioni. Alcuni problemi riguardano l'attrezzatura per tappare le bottiglie, per ora costosa e con qualche problema.
Ora il tappo in vetro è arrivato anche in Campania e precisamente nella cantina Mustilli di Sant'Agata dei Goti, che sta imbottigliando le nuove annate di Falanghina e Piedirosso con il sistema Vino-lok, soluzione brevettata dall'azienda tedesca Alcoa CSI Europe.
Finora le cantine italiane che usano tappi in vetro sono una ventina, tutte localizzate nel Nord, come l'azienda friulana Colutta Bandut. Non risultano, invece, aziende del vino biologico che usano tappi in vetro.

Sul problema dei tappi segnalo due contributi interessanti: un post (con accesa discussione) sul blog Vino al Vino di Franco Ziliani e un articolo di Leonardo Romanelli.


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