Corsi di degustazione dei vini biologici

Corsi di degustazione dei vini biologici
Marzo 2015 a Roma
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giovedì 24 marzo 2011

Vini biologici senza solfiti aggiunti

La produzione di vini senza solfiti è una delle nicchie dei vini biologici. 
I solfiti sono tossici e allergenici: sono sempre di più i consumatori che cercano di evitarli.
Il caso del Biancodarco, il primo Frascati Superiore Doc senza solfiti.


Uno degli obiettivi dell'enologia di oggi è quello di ottenere vini sempre più attenti alla salute dei consumatori. Uno degli elementi sotto osservazione sono i solfiti. La riduzione dei solfiti in vinificazione è un punto di forza di molte cantine, non soltanto biologiche.

Il risultato massimo di questa filosofia è quello dei vini senza solfiti aggiunti. In pratica, in nessuna fase della vinificazione c'è l'aggiunta di solfiti. Ovviamente, esiste una certa aliquota di solfiti prodotti naturalmente durante la fermentazione alcolica. Con particolari accorgimenti, come ad esempio l'uso di ceppi di lieviti selezionati a bassa produzione di solfiti, si può ulteriormente ridurre questa produzione, fino a restare entro la concentrazione di 10 mg/L, limite al di sopra del quale è obbligatorio riportare sull'etichetta del vino la dicitura "contiene solfiti".
Di passaggio, è bene notare che ai fini della nostra salute non fa praticamente differenza se i solfiti siano prodotti naturalmente o se siano stati aggiunti in cantina.

Come noto, infatti, i solfiti sono sostanze tossiche e allergeniche. In ogni persona producono effetti tossici, in base alle dosi assunte e alla sensibilità individuale, al peso, al sesso e all'età della persona che le assume. Il sintomo più comune è il mal di testa. Ci sono poi persone allergiche, in cui l'assunzione di piccole dosi di solfiti scatenano reazioni anche molto gravi, principalmente di tipo asmatico, fino al (raro) shock anafilattico. I solfiti (sigla E220/E228) non sono presenti solo nei vini: li troviamo in tanti alimenti, come fichi secchi, olive, bibite gassate, piatti pronti ecc.

Sono ormai parecchi i produttori biologici italiani che fanno vini senza solfiti, soprattutto rossi, come quelli delle Cantine Torboli (www.cantinenaturali.it), uno dei pionieri dei vini senza solfiti aggiunti, o il più recente Platea Zero, un Igt Lazio da uve Montepulciano e Cesanese di Francesca Cardone Donati (www.cantinacardone.it).
Tra le bollicine da citare Animae, il Prosecco senza solfiti della Perlage di Soligo (www.perlagewines.com).

Un esperimento recentissimo è il Biancodarco 2010, un Frascati superiore Doc di Agricoltura Capodarco (www.agricolturacapodarco.it/), storica realtà del biologico nel Lazio. Il vino è stato costruito su uno schema di vinificazione in assenza di solfiti aggiunti curato dal prof. Marco Esti dell'Università della Tuscia.

In commercio dal gennaio 2011, Biancodarco è nato da un processo adattato alla realtà già esistente nella cantina e guidato dal criterio generale della tempestività della varie fasi di vinificazione.
Tra le tecniche usate:
  • la selezione delle uve, 
  • la pressatura soffice in presenza di CO2 (ghiaccio secco),
  • l'inoculo con uno starter per l'avvio rapido della fermentazione,
  • la stabilizzazione tartarica e la chiarifica a bassa temperatura, effettuate in contemporanea,
  • l'imbottigliamento in condizioni isobariche.
Tra l'altro non sono state usate proteine animali in chiarifica ma proteine vegetali da leguminose, per cui il vino è “allergen free” ed è adatto anche ai consumatori vegetariani e vegani.

Una nicchia di mercato interessante, quella dei vini senza solfiti, secondo i produttori, anche perché può recuperare al consumo del vino fasce non trascurabili di consumatori che non possono bere i vini convenzionali.


Approfondimento sui solfiti
[fonte Eufic, European Food Information Council]
Tra le sostanze che possono causare problemi in soggetti sensibili vi è il gruppo dei cosiddetti solfitanti, che comprende vari additivi a base di solfito inorganico (E220-228), tra cui il solfito di sodio, il bisolfito di potassio e il metabisolfito, contenente biossido di zolfo (SO2). Questi conservanti vengono usati per controllare la crescita microbica nelle bevande fermentate e trovano largo impiego da oltre 2000 anni nel vino, nella birra e nei prodotti a base di frutta. Nei soggetti sensibili (asmatici), i solfiti possono scatenare asma, con difficoltà respiratorie, fiato corto, respiro affannoso e tosse.

[foto publicdomainpictures.net]

  


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venerdì 18 giugno 2010

Unione Europea: rinviate le norme sul vino biologico

Il vino biologico c'è ma non si vede. Ancora una volta, infatti, è saltata la nuova normativa sulla vinificazione biologica che avrebbe dovuto creare in modo ufficiale in Europa il "vino biologico" o "vino da agricoltura biologica".

La vicenda è davvero lunga e complessa, visto che è iniziata almeno cinque anni fa con  un progetto di ricerca europeo, Orwine, che avrebbe dovuto fornire una base scientifica alla Commissione Europea per creare le nuove norme sul vino bio.

Invece, a causa di una spaccatura tra i vari paesi, il vino biologico è rimandato a data da destinarsi. Poco importa che il mercato ed i consumatori parlino ormai da anni di "vini biologici", con guide, concorsi, fiere, enoteche e locali specializzate, siti internet (come il nostro Vino Biologico!).


La cosa paradossale è che il blocco della normativa viene dall'opposizione di alcuni paesi del Nord Europa che, per difendere gli interessi di uno sparuto gruppo di viticoltori bio (ma probabilmente interessi commerciali rilevanti ) vogliono norme meno restrittive sulla vinificazione bio, in particolare con limiti più elevati di solfiti ammessi. Una cosa strana, se si pensa che sono paesi dove l'interesse e l'attenzione dei consumatori per questi vini sono maggiori rispetto all'Italia. Paesi come l'Olanda, dove molte aziende italiane del vino biologico esportano ottimi prodotti e dove c'è un (1) viticoltore biologico in tutto il paese!


Forse sarebbe stato meglio che l'Italia qualche anno fa avesse deciso di tutelare i suoi viticoltori biologici con una legge nazionale che regolamentasse il settore, in modo da mettere le "mani avanti" rispetto agli altri partner europei.


Non ci dimentichiamo che, nonostante la grande crescita spagnola, l'Italia è tuttora leader mondiale per superficie di vigneti bio, per vini biologici (o, per essere più precisi, da "uve da agricoltura biologica") prodotti e per vini bio esportati. Leader nella produzione e nel mercato ma Cenerentola quando si tratta di far valere i nostri interessi?


Torneremo su questo argomento: intanto ecco il comunicato della Commissione UE e una nota dell'Aiab.

Niente regolamento europeo sul vino biologico:  il biologico perde ancora!
[fonte Aiab]

È di oggi la notizia ufficiale: la Commissione europea ritira la proposta di regolamento sulla vinificazione biologica che avrebbe dovuto andare al voto ieri, 16 giugno. Il Commento del Commissario Ciolos è lapidario: le mediazioni proposte dagli stati membri avrebbero portato troppo lontano dal concetto di biologico, quindi se ne riparlerà quando la ricerca potrà mettere a tacere tutte queste discussioni.

Un risultato che è una sconfitta netta per il movimento del biologico che dimostra ancora una volta come l'unità del settore non solo non esista, ma anche che interessi di pura bottega continuano ad attraversarlo impedendogli di imporsi come modello di produzione e consumo di riferimento, nonostante una richiesta consistente e qualificata da parte dei consumatori.

"Il fallimento di questo processo pesa quasi esclusivamente sulla miopia di alcune potenti lobby del biologico tedesco, la cui lungimiranza anche questa volta, come in occasione del dibattito sulla contaminazione accidentale da Ogm, si dimostra pari a zero" dichiara Andrea Ferrante, presidente di AIAB.

Cristina Micheloni del Comitato Scientifico AIAB e coordinatrice generale del progetto europeo di ricerca ORWINE, aggiunge: "Nessun regolamento del settore biologico può poggiarsi su solidi dati scientifici quanto quello del vino, non solo in relazione al progetto ORWINE ma alla miriade di dati disponibili. Quindi le posizioni delle lobby nazionali (tedesca ed austriaca in primis) e trasversali (ad esempio la ricca e potente lobby degli imbottigliatori) non sono espressione di reali esigenze o problematiche. A questo punto non so quali risultati scientifici potranno mai dimostrare che il vino biologico buono c'è già e non necessita di tutti gli additivi di cui si reclamo ora l'utilizzo."


La Commissione Europea ritira la proposta di regolamento sul vino biologico
[fonte Commissione UE]

Il Commissario UE per l'Agricoltura e lo sviluppo rurale, Dacian Ciolos, ha ritirato oggi la proposta di introduzione di norme per la produzione di vino biologico.

Il vino biologico doveva essere inteso come un nuovo concetto, dato che il vino è stato finora escluso dal regolamento biologico UE. Il vino ottenuto da uve biologiche è commercializzato attualmente come 'Vino da uve da agricoltura biologica'.

Il progetto è stato oggetto di discussione per diversi mesi in seno al comitato permanente dei prodotti alimentari biologici - e in una serie di incontri bilaterali - ma non è stato possibile trovare un compromesso credibile, che rispetti gli standard biologici.

Parlando questa mattina, il Commissario Ciolos ha dichiarato: "E' chiaro che le condizioni di queste nuove regole non sono giuste per la maggioranza degli Stati membri. Io non sono disposto ad accettare compromessi sugli standard biologici perché questo manderebbe un segnale sbagliato ai consumatori sull'importanza che attribuiamo alla politica della qualità. La nostra speranza è che l'industria e la ricerca possono fare progressi, e la Commissione possa tornare a valutare queste proposte in futuro ".

Sulla base di uno studio indipendente (Orwine), sono state chieste una serie di modifiche, tra cui:
  • Un limite inferiore rispetto al vino convenzionale per i solfiti ;
  • Un elenco minore di additivi e coadiuvanti tecnologici rispetto al vino convenzionale;
  • Non permettere 5 pratiche enologiche, e limitare l'uso di altre 3.
N.B. Le regole per il "vino ottenuto da uve biologiche" continuano a essere applicate.


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lunedì 26 aprile 2010

A Montespertoli (Firenze) due giornate sulla viticoltura biologica

Segnaliamo due giornate di studio dedicate alla vicioltura biologica in provincia di Firenze e precisamente a Montespertoli.

L'assessorato all'Agricoltura del Comune di Montespertoli e la società Le Uve presentano due giornate dedicate alla viticoltura biologica.
Per due lunedì, 26 aprile e 3 maggio, dalle 16,30 alle 19,30, al Centro per la Cultura del Vino "I Lecci" di via Lucardese, gli esperti de Le Uve, società di consulenza tecnica viticola ed enologica guidata da Dario Parenti, Filippo Artini e Sara Abrardi, cercheranno di rispondere alle domande dei viticoltori, sempre più attenti alla qualità, alla tutela dell'ambiente e del consumatore.
Il tutto con l'obiettivo di far esprimere al meglio il potenziale vitivinicolo di ogni specifica cantina nel massimo rispetto del terroir.
Iscrizioni e informazioni sul sito www.leuve.com o chiamando lo 0571-657579.
LE UVE s.n.c. via Senna, 28 - 52025 Montevarchi (AR)
Tel: +39 340 9127759 / +39 340 9155909
Fax: +39 055 980280
info@leuve.com
[foto Wikipedia]


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giovedì 4 febbraio 2010

Vino e ambiente: riutilizzare i reflui enologici


Fare vino produce grandi quantità di residui, in particolare liquidi. Indicativamente, per ogni litro di vino prodotto in azienda si produce un litro di liquidi reflui. Questa grande quantità di liquidi non sono di per sé inquinanti, perché principalmente contengono sostanze organiche non tossiche, ma hanno comunque un impatto negativo sull'ambiente, anche perché prodotti in periodi di tempo limitati.

Un interessante articolo dei “Quaderni della Regione Piemonte - Agricoltura” dà i risultati di uno studio su questo argomento fatto in provincia di Asti.
Per chi è interessato, l'articolo integrale, di Eliana Santoro e Paolo Balsari dell'Università di Torino, lo trovate qui. Lo studio fa parte del progetto “Gestione sostenibile dei reflui di cantina”.

Vediamo gli aspetti più interessanti dello studio. L'attenzione è stata rivolta soprattutto alle piccole e medie aziende, le più diffuse nella zona di studio: la media è stata di 400 quintali di uve lavorate all'anno. L'obiettivo è stato quello di valutare la possibilità di un uso agronomico di questi reflui, dopo averli stabilizzati attraverso uno stoccaggio in condizioni anaerobiche (cioè in assenza di ossigeno e quindi non a contatto con l'aria). Per ogni quintale di uva lavorata, è stata osservata una produzione media di 60,7 litri di reflui.

Lo studio rileva che la quantità di acqua prodotta a disposizione del viticoltore non è da trascurare: con una produzione di uva di 80-100 q/ettaro, si hanno circa 60-70 ettolitri di acque reflue (6-7 metri cubi). In pratica, con la quantità di reflui prodotti da un ettaro di vigneto si può fare un'irrigazione di soccorso dello stesso ettaro con 0,6-0,7 mm di acqua oppure si può usare quest'acqua per i trattamenti antiparassitari, con la possibilità di fare 10-12 trattamenti (calcolando un volume di distribuzione di 600 litri per ettaro; anche vedi la figura all'inizio del post).

Lo stesso studio rileva che ci sono ovviamente degli aspetti che andrebbero studiati per periodi più lunghi.
Per quanto riguarda l'uso dei reflui per l'irrigazione, occorre verificare se le sostanze contenute in queste acque (come sali, polifenoli ecc.) possono essere nocive per la vite, soprattutto se distribuite in grandi quantità e anche per parecchi anni di seguito.

Nel caso dell'uso delle acque reflue per i trattamenti fitosanitari, occorre verificare che le sostanze contenute non interagiscano in modo dannoso con i principi attivi degli antiparassitari. Inoltre, cosa da non sottovalutare, nei reflui non devono essere presenti residui solidi in grado di otturare gli ugelli degli atomizzatori.

Lo studio fa notare anche che è importante agire, soprattutto nelle piccole e medie aziende, per diminuire a monte i consumi di acqua.


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giovedì 12 novembre 2009

Quattro guide utili per avviare un'azienda del vino

Quattro guide utili per il mondo del vino:

  • guida agli adempimenti per l'attività vitivinicola
  • guida fiscale del vino
  • guida per aprire un agriturismo
  • guida sulla trasformazione e commercializzazione dei prodotti agricoli

Ci arrivano abbastanza spesso richieste di informazioni sull'avvio dell'attività di produttore nel settore del vino e di attività collegate, come ad esempio l'agriturismo.
Come potete immaginare, dare consigli generici è inevitabilmente poco utile mentre svolgere un'attività di consulenza e tutoraggio per un progetto specifico è un'attività possibile, ma impegnativa e anche onerosa per chi chiede questo tipo di collaborazione professionale.
Quello che possiamo fare molto volentieri è segnalare di volta in volta libri, manuali e pubblicazioni utili per questo tipo di esigenze.
Cominciamo con quattro manuali che hanno un grande pregio: sono tutti scaricabili gratuitamente.


1. Adempimenti per avviare e sviluppare un'attività vitivinicola
Si tratta di una bella pubblicazione della regione Sardegna (o meglio dell'agenzia Laore, l'Agenzia regionale per l’attuazione dei programmi in campo agricolo e lo sviluppo rurale). 
Una guida completa, molto utile per orientarsi, dove trovate un po' di tutto, dalle norme sugli aspetti igienico-sanitari al conferimento dei sottoprodtti della vinificazione, dalla classificazione dei vini ai registri di cantina, dai contributi per i lavoratori autonomi agricoli ai documenti di accompagnamento dei prodotti vitivinicoli.

2. La guida fiscale per il settore vitivinicolo dell'Agenzia delle Entrate
La guida è del 2006, quindi direi abbastanza recente. Magari qualche modifica e novità c'è stata (il ginepraio di leggi e leggine è una delle caratteristiche più "gradevoli" del nostro Bel Paese), però credo proprio che l'impostazione generale sia molto utile. Si parte dalla definizione dell'imprenditore agricolo, per poi passare a imposte sul reddito, Irap, Iva, accise, Imposta comunale sugli immobili (Ici).

3. Come si fa ad aprire un agriturismo
In questo caso, prima di un manuale, vi consiglio un sito veramente utilissimo per gli imprenditori agrituristici professionali. Si tratta di Centoare (www.centoare.it), il portale dell'imprenditore agrituristico. Il sito è in rifacimento ma tenetelo presente perchè è davvero la "Bibbia" del settore.
La guida che vi consiglio è una pubblicazione corposa (155 pagine) della regione Lazio(collana Come si fa), del 2006, a cura di Marco Bianchi. I vari capitoli trattano: i primi passi burocratici da fare, le caratteristiche delle strutture aziendali, la disciplina fiscale, la comunicazione, la scelta della forma societaria. Molto utile anche la modulistica di riferimento.
Da notare una cosa per chi sta nel Lazio: la legge regionale sull'agriturismo è cambiata di recente. La nuova "Norme in materia di agriturismo e turismo rurale" è la L.R. n.14 del 2-11-2006. La trovate qui.

4. Trasformazione e commercializzazione dei prodotti agricoli
Un'altra utilissima guida della regione Lazio, sempre nella collana "Come si fa". La guida, a cura di Donato Ferrucci, è del 2006. Anche in questo caso, come nella prima guida consigliata, ci sono tante informazioni, dalle norme sull'igiene dei prodotti alimentari all'inquadramento fiscale, dalle certificazioni alle regole sull'etichettatura dei prodotti agroalimentari.

[immagine Allposters.it]


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mercoledì 28 ottobre 2009

L'inerbimento nei vigneti biologici

Vi segnalo questa nota tecnica tratta dal sito della Buona Terra, l'Associazione lombarda dei produttori biologici, relativa all'inerbimento del vigneto.
per avere maggiori informazioni sulla gestione del terreno nella viticoltura biologica, potete leggere questo articolo nel sito del Vino Biologico.
Dopo la vendemmia, fino alla fine di ottobre, è il miglior periodo per seminare in vista di nuovi inerbimenti nel vigneto biologico o per traseminare (cioè seminare dove c'è già un prato preesistente), nel caso in cui si vogliano infittire inerbimenti stentati.
Si possono utilizzare appositi miscugli per vigneto, composti da una miscela di graminacee e leguminose a bassa taglia.

In commercio ci sono ottimi miscugli di graminacee che permettono la formazione di un cotico erboso eterogeneo, le cui proprietà agronomiche sono molteplici: dalla limitazione d’asportazione di terra per il ruscellamento in caso di pioggia al richiamo dei pronubi (cioè gli insetti utili impollinatori, come le api ed i bombi) durante il periodo di fioritura.
Ogni specie erbacea ha un comportamento diverso e si adatta in modo specifico ad alcune tipologie di terreno piuttosto che ad altre. Miscugli diversi determinano risultati di copertura del suolo e produttivi assai differenti. Quindi prima di procedere all’inerbimento è bene contattare il proprio tecnico.

Dal momento che si ipotizza la trasmissibilità del "legno nero" attraverso la cicalina Hyalesthes obsoletus, che si nutre su diverse piante dicotiledoni ed in particolare su convolvolo e ortica, si consiglia di realizzare inerbimenti in modo da ostacolare il più possibile la crescita delle infestanti e cercare una netta prevalenza di monocotiledoni.
Il "legno nero" è una malattia in rapida espansione in Italia, trasmessa da un fitoplasma veicolato dalla cicalina in questione. Come misura per prevenire la trasmissione del "legno nero", oltre a quella specificata sopra, è consigliabile anche sfalciare con frequenza eventuali zone ricche di ortica, soprattutto nelle scoline. (Il Vino Biologico)
Fonte: Centro vitivinicolo provinciale di Brescia ( www.centrovitivinicoloprovinciale.it )
La Buona Terra


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venerdì 16 ottobre 2009

Vino biologico: un corso della regione Sicilia per aziende e tecnici

La regione Sicilia, in vista della prossima emanazione del regolamento europeo sulla vinificazione biologica, che segnerà la nascita ufficiale del "vino da agricoltura biologica", ha organizzato un seminario di due giorni, rivolto in particolare a cantine e aziende biologiche e ai tecnici agricoli.
Per le iscrizioni è necessario affrettarsi: il modulo di iscrizione può essere richiesto a Venera Sciacca del SOAT Acireale (vedi in fondo alla notizia).

Dopo il corso, se disponibili, pubblicheremo nel sito del Vino Biologico le relazioni su viticoltura e vino biologico.


Dal 1 gennaio 2009 è entrato in vigore il Regolamento CE 834/2007 e successivamente l’889/2008: è importante capire a che punto è l’iter del regolamento europeo sulla vinificazione biologica. Una volta approvata la normativa europea sarà infatti consentito indicare in etichetta la dicitura “vino biologico”, cosa che al momento non è permessa dato che la certificazione riguarda le modalità di produzione delle uve ma non la loro trasformazione.

La vinificazione biologica e parallelamente il mercato comunitario e globale per questa tipologia di prodotto è in costante crescita. Attualmente in Italia ci sono 38.000 ettari di vigneti certificati, di cui parte importante ricade in Sicilia; infatti, circa 7625 ettari sono investiti a uva da vino ma non tutto diventa vino biologico a causa dell'attuale carenza normativa.
Quando, con l'entrata in vigore del disciplinare del vino, ci sarà maniera di certificare anche la fase di vinificazione è indubbio che l'interesse dei produttori sarà vivo e da qui la necessità di informare e formare gli stessi.

All’interno del Progetto "Viticoltura di Montagna il Caso Etna" è stato organizzato un seminario tecnico di due giorni rivolto ai viticoltori bio e alle cantine bio.

Programma
“Vino biologico dal vigneto alla cantina”

Durata: 12 ore di lezione suddivise in 2 giorni

Target: viticoltori biologici e cantine - tecnici pubblici delle SOAT e OMP di vigneto e di cantina.

Saluti : Commissario Straordinario del Parco Dell’Etna, Dott. Ettore Foti

Apertura dei Lavori :

Direttore Generale Del Dipartimento Interventi Infrastrutturali Dott. Cosimo Gioia
L’agricoltura Biologica in Sicilia

Paolo Girgenti Servizio XI- Daniela Bica UO 30- Presentazione del progetto Viticoltura di montagna - Il caso ETNA


Contenuti del corso: l'incontro formativo per 50 aziende ( agricole e cantine ) e tecnici intende fornire le basi conoscitive per:

1. valorizzazione del Vino biologico siciliano e applicazione della norma nel nostro contesto regionale - Direttore Generale dell’Istituto Regionale della Vite e del Vino - Dott. Dario Cartabellotta

2. condurre in modo biologico il vigneto, prendendo in considerazione la gestione del terreno, la prevenzione di patogeni e fitofagi ed il loro controllo, la scelta varietale e del materiale vivaistico, la conversione dell'azienda al metodo biologico; Dott Ruggero Mazzilli della Stazione Sperimentale per la viticoltura sostenibile

3. la gestione della cantina, in special modo la prevenzione della contaminazione batterica, la gestione delle temperature, la scelta delle attrezzature, i metodi fisici utilizzabili in vinificazione, la scelta degli eventuali additivi per la vinificazione biologica, la normativa europea sulla vinificazione biologica, i contenuti principali e le possibili difficoltà di applicazione nel contesto Siciliano. Muffe, lieviti, batteri. e soprattutto, percentuale di anidride solforosa;
risultati Progetto europeo ORWINE; Dott.ssa Cristina Micheloni - Responsabile Scientifico del progetto europeo ORWINE (www.orwine.org).

L’incontro si svolgerà il 5-6 novembre 2009 dalle ore 9.00 alle ore 17.30; presso la sede del Parco dell’Etna – Monastero San Nicolò La Rena Nicolosi

Segreteria Organizzativa
Inviare le schede di adesione entro il 17 ottobre ’09

SOAT Acireale – Venera Sciacca
Il Referente Rete Agricoltura Biologica
– 095 894749 soat.acireale@regione.sicilia.it

SOAT GIARRE – Giuseppe Fichera
Il Referente Viticoltura ETNEA
– 095 939810 soat.giarre@regione.sicilia.it


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mercoledì 1 luglio 2009

Contro la peronospora della vite i fosfiti di potassio

I fosfiti di potassio sono potenzialmente un'alternativa interessante per la difesa del vigneto biologico dalla peronospora.

Nel sito del Vino Biologico ce ne siamo occupati parlando delle possibili alternative all'impiego del rame nel vigneto.
"Esistono sperimentazioni sull’uso di concimi fogliari a base di fosfito di potassio nella lotta alla peronospora. Ad agire contro la peronospora sarebbe l’acido fosforoso contenuto in questi preparati. Il fosfito ha effetti curativi e non preventivi sull’infezione della peronospora. È utilizzabile solo nelle prime fasi del ciclo colturale (fino alla fioritura): andrebbe poi sostituito con il rame."

Pubblichiamo di seguito una notizia dell'Istituto Agronomico Mediterraneo di Bari su un seminario dedicato proprio ai fosfiti di potassio; nella notizia si prevede la possibilità della presentazione alla Commissione Europea di Bruxelles di una proposta di regolamentazione per l'uso dei fosfiti in agricoltura biologica. Sarebbe un'opportunità interessante per ridurre l'impiego del rame nel vigneto bio.

Si è concluso al Ministero delle Politiche Agricole, Alimentari e Forestali il seminario sull’uso dei fosfiti di potassio in agricoltura biologica, organizzato dallo IAM-B, Istituto Agronomico Mediterraneo di Bari, in collaborazione con l’AIAB, Associazione Italiana per l’Agricoltura Biologica e con l’Ufficio “SACO X” del Ministero stesso.

L’incontro, al quale hanno partecipato esperti e tecnici provenienti da vari paesi europei (Francia, Spagna, Germania, Austria, Olanda e Italia), rientrava nelle attività previste dal progetto “Interbio", gestito dallo stesso IAM-B, che prevede, tra l’altro, azioni, seminari informativi e incontri sulle normative e politiche internazionali relative all’agricoltura biologica. Si è voluto avviare un processo di valutazione completa, partecipativa e su basi scientifiche delle potenzialità e dell’accettabilità dell’utilizzo dei fosfiti di potassio per la protezione delle colture biologiche, in particolare in frutticoltura: una possibile e promettente alternativa all’uso del rame.

Le conclusioni sono state affidate a Cristina Micheloni di Aiab, che ha anche coordinato la tavola rotonda di approfondimento scientifico e tecnico sul tema. Le prossime tappe prevedono la presentazione della posizione comune raggiunta alla Commissione Europea per l’avvio di una proposta di regolamentazione all’uso dei fosfiti di potassio in agricoltura biologica.

[fonte www.sinab.it; foto Arsia Toscana]


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martedì 30 giugno 2009

Il tempo nel vigneto: le previsioni meteo regionali (1)

Siamo nel pieno della coltivazione del vigneto e quindi è utile ricordare agli amici viticoltori (sia professionali che amatoriali) alcuni siti dove trovare informazioni meteorologiche sulla propria zona.
Faremo riferimento soprattutto ai siti regionali, iniziando con un primo gruppo di regioni.
In seguito, se utile, vi segnaleremo anche alcuni siti di interesse generale sul tempo.

Piemonte
La pagina di agrometeorologia è molto interessante;il bollettino agrometeorologico, a cura dell'Arpa Piemonte, è articolato su cinque zone.
Qui trovate invece le previsioni generali del tempo.

Veneto
Nel sito di Arpav Veneto trovate sia il bollettino meteo generale che la pagina di agrometeorologia, molto ricca e articolata (per non dire un po' complessa!).
Il bollettino agrometeorologico trisettimanale è suddiviso per province.

Emilia Romagna
La pagina del tempo in Emilia Romagna è molto completa. Una specifica sezione è dedicata all'agrometeo, con bollettini mensili e settimanali, previsione gelate, dati sulla siccità.
Qui è possibile scaricare il bollettino agrometeo settimanale.

Marche
L'Assam dedica un sito specifico per il Centro Operativo Agrometeo (vedi immagine sopra).
Qui trovate davvero tutto, compreso il notiziario agrometeo provinciale (qui come esempio quello di Ancona) con informazioni e consigli sulle varie colture.
Attenzione: per i viticoltori biologici, occorre segnalare che non ci sono indicazioni specifiche per la difesa biologica del vigneto
, per cui occorre tenere conto solo delle indicazioni generali, ignorando i pesticidi consigliati.
Informazioni generali sul clima nelle Marche si trovano anche nel sito del Centro di Ecologia e Climatologia.

Campania
La pagina di agrometeorologia contiene i dati della Rete Agrometeorologica Regionale, scaricabili in formato Excel per Windows.
E' possibile scaricare settimanalmente i dati giornalieri di precipitazione, temperatura massima, temperatura minima ecc.

Sardegna
Nel sito di Arpa Sardegna sono concentrate tutte le informazioni sul tempo. Trovate anche una sezione di agrometeorologia (da I nostri servizi) che comprende anche una parte dedicata alla difesa delle colture, con informazioni sullo sviluppo della peronospora e della tignoletta della vite (per ora i dati aggiornati per la campagna 2009 non sono ancora presenti).


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sabato 27 giugno 2009

Parkinson e pesticidi: il legame c'è e si vede

Nel blog e nel sito del Vino Biologico parliamo spesso di vino, agricoltura e salute ed in particolare dei problemi legati ai pesticidi.
In passato ci siamo già occupati del morbo di Parkinson e dei suoi legami accertati con i pesticidi, segnalando un lavoro del Cnr.

Ora su questo stesso tema del legame tra Parkinson e pesticidi vi segnalo un recente articolo scritto dal dottor Francesco Perugini Billi, medico esperto di fitoterapia, ayurveda e omeopatia.
Nell'articolo si parla in particolare degli effetti di due fitofarmaci usati in agricoltura, l'erbicida Paraquat e (purtroppo) il Rotenone, una sostanza di origine vegetale che fino a poco tempo fa era ammessa anche nell'agricoltura biologica.

L'articolo è molto interessante e, tra l'altro (cosa molto gradita), cita anche un recente articolo del nostro Blog sul rotenone.


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martedì 3 marzo 2009

Tio Mateo, un vino Jerez senza istamina

Si chiama Tio Mateo, è un Jerez ed è il primo vino senza istamina. Lo produce la cantina Estevez in Spagna. Dopo una disputa giuridica, il Tribunale superiore dell'Andalusia ha riconosciuto la legittimità della dicitura inserita nell'etichetta del vino “praticamente senza contenuto di istamina”. Secondo il tribunale, questa espressione non inganna il consumatore perché si limita a comunicare un'informazione reale su quel vino.
Il Tio Mateo è prodotto grazie a una proceduta di vinificazione, detta metodo Estevez, che permette - su basi scientifiche - di rispettare le pratiche tradizionali di preparazione del vino Jerez e, al tempo stesso, di ridurre praticamente a zero il contenuto di istamina.
L'istamina è un'ammina biologica che si trova nel vino e in altri prodotti alimentari ottenuti da processi di fermentazione; questa sostanza colpisce in modo diverso ogni persona. In alcuni casi, un eccessivo assorbimento di istamina (causato dalla mancanza di attività di un enzima che si trova nell'intestino) può provocare cefalee e altri sintomi.

Per avere maggiori informazioni sull'istamina e sulle tecniche da seguire per ridurre la sua presenza nei vini biologici, potete leggere questo articolo.

Se avete quesiti ed esperienze sulle intolleranze al vino ed in particolare sull'intolleranza all'istamina, lasciate un vostro commento o scriveteci.

È legale il vino Tio Mateo “senza istamina”
25 febbraio 2009
[fonte El Mundo Vino/Agra Press]

Il gruppo Estevez ha reso noto che il Tribunale supremo si è espresso a suo favore, annullando la sentenza del Tribunale superiore di giustizia dell'Andalusia dell'8 giugno 2006 che aveva impedito alla cantina di includere nell'etichetta del suo vino Tio Mateo la dicitura “praticamente senza contenuto di istamina”. Secondo il gruppo Estevez, la sentenza del Tribunale supremo ha detto che “l'espressione 'praticamente senza contenuto di istamina non induce in errore, perché si limita a descrivere un'informazione assolutamente reale e veritiera in relazione al prodotto”, che in nessun momento è stata negata, anche dallo stesso Tribunale che aveva impedito la sua utilizzazione.

“Il riferimento all'istamina che appariva nell'etichetta e nel libretto che la accompagnava descrive una caratteristica in più del prodotto e non si associa ad effetti preventivi né a benefici rispetto a una malattia” dice ancora la sentenza.

La sentenza aggiunge che “(la dicitura) non può essere proibita perché la sua veridicità è constatata da analisi condotte in laboratori ufficiali” e anche perché “la difesa del consumatore non è messa in discussione perché l'indicazione 'praticamente senza istamina è un'affermazione veritiera”.

Secondo il gruppo Estevez, il tribunale ha tenuto conto che la cantina ha fatto importanti investimenti sia nelle attrezzature che nella ricerca e sviluppo con l'obiettivo di migliorare la qualità dei suoi prodotti e di mettere a disposizione dei consumatori sensibili all'istamina un vino di cui possono godere. Da queste ricerche è nato il cosiddetto “Metodo Estevez”, un processo che, pur rispettando il sistema tradizionale di elaborazione del vino Jerez, riesce ad abbassare al minimo la quantità di istamina.

Il direttore della cantina, Josè Ramon Estevez, ha detto che “la sentenza riconosce che le ricerche portate avanti da mio padre sono state legittime, non solo perché il metodo applicato è scientificamente corretto ma anche perché riconosce il diritto a far conoscere i vantaggi per le persone sensibili all'istamina che, anche volendo, non possono consumare un buon vino”.

Josè Estevez ha anche spiegato che il contenuto di istamina nei vini di Jerez “non è in assoluto allarmante ed è minore rispetto ad altri vini e prodotti alimentari, però esiste una percentuale di popolazione molto sensibile ai prodotti che contengono istamina e questo ci ha spinto a studiare e ricercare un nostro metodo di vinificazione che abbiamo messo in pratica ottenendo il Tio Mateo”.


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domenica 1 marzo 2009

No al rotenone in agricoltura biologica

Il rotenone è un insetticida e acaricida di origine naturale, a largo spettro d’azione, estratto dalle radici di piante tropicali della famiglia delle Leguminose.
Sugli insetti ha un’azione simile a quella del piretro ma più energica: agisce soprattutto per contatto e, secondariamente, per ingestione e manifesta inoltre marcate proprietà insettifughe persistenti.
Per la sua origine naturale e per la sua utilità nella difesa delle piante coltivate il rotenone era finora ammesso in agricoltura biologica.

C'è però un problema. Il rotenone, infatti, ha un forte impatto ambientale. Essendo privo di selettività, è dannoso agli insetti utili (come le api) ed è molto tossico per i pesci, mentre è solo moderatamente tossico per i mammiferi.

Per questi motivi, l'impiego dei prodotti a base di rotenone è stato revocato dall'Unione Europea. Lo smaltimento delle scorte sarà possibile fino al 10-10-2009. Lo smaltimento delle scorte potrà essere fatto solo su alcune colture a cui sono stati concessi gli usi essenziali e che hanno presentato un dossier, o su colture per cui non è previsto un residuo massimo ammissibile.
Nel caso delle colture che hanno ottenuto gli usi essenziali, come la vite (e anche melo, pero, pesco e patata), sarà possibile continuare l'impiego fino al 30 aprile 2012.

A partire dal 1 settembre 2008, infatti, sono entrati in vigore il Regolamento europeo n. 396/2005 ed il collegato Regolamento n.149/2008 che definiscono i nuovi residui massimi ammissibili nelle colture (MLR). Pertanto, a partire da tale data, non sono più validi gli MRL nazionali perché sostituiti dagli MLR armonizzati per tutta la Unione Europea. In virtù di questo regolamento, è possibile impiegare il rotenone esclusivamente sulle colture che hanno dimostrato di avere un residuo massimo inferiore a quanto previsto o sulle colture per cui non è previsto il residuo.

Il Ministero della Salute con un decreto del 2 dicembre 2008 ha approvato i prodotti:
ROTENA (Reg. n. 7945 del 6-2-1991)
ROTENA 43 (Reg. n. 11371 del 18-6-2002)
SHOW TOP (Reg. n. 13347 del 7-7-2006).
I tempi di carenza sono di 14 giorni per tutte le colture. Per le colture per cui non è previsto un residuo massimo ammissibile (tabacco, floreali, ornamentali, vivai e foraggere leguminose), lo smaltimento sarà possibile solamente fino al 10-10-2009.

[fonte: rielaborato da Sinab/Suolo e Salute News]


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giovedì 26 febbraio 2009

La viticoltura biodinamica in Emilia Romagna

Abbiamo dato nei giorni la notizia di una visita guidata sulla gestione del vigneto in agricoltura biologica e biodinamica, che si è svolta lunedì 23 febbraio 2009 a Tebano (Faenza), in Emilia Romagna.
Dal sito del Crpv, che ha organizzato l'incontro, pubblichiamo un articolo informativo sulla giornata.

La viticoltura biodinamica sulle colline di Tebano

Lunedì 23 febbraio 2009, presso campi sperimentali del Polo Sperimentale di Tebano e gestiti dall’Università di Bologna, si è svolto un incontro tecnico dedicato all’Agricoltura Biodinamica, tecnica di gestione tra passato e futuro, che ha suscitato grande interesse e curiosità da parte di un vasto pubblico.

Alla manifestazione, organizzata dalla Filiera Vitivinicola del Centro Ricerche Produzioni Vegetali (CRPV) in collaborazione con l’Associazione dei Produttori Biologici Biodinamici dell’Emilia-Romagna (PROBER), la Società Terre Naldi e il Dipartimento di Colture Arboree (DCA) dell’Università di Bologna, hanno partecipato agricoltori, tecnici ed appassionati di viticoltura.

Giovanni Nigro del CRPV e Carla Cavara del DCA hanno illustrato ai numerosi partecipanti, giunti da diverse regioni italiane ed estere, le attività previste nell’ambito del progetto Sviluppo di tecniche colturali in viticoltura biologica e biodinamica, finanziato con il contributo della Regione Emilia Romagna nell’ambito della L. R. 28/98.

Luca Pedrini, esperto di agricoltura biodinamica, ha spiegato i criteri fondamentali di questo metodo di coltivazione che si basa su di una concezione olistica dell’azienda agricola, intesa come un organismo non separabile in singole parti.
E’ passato poi a trattare l’argomento riguardante i preparati biodinamici coi quali si riesce a migliorare la fertilità del suolo ed evitare il ricorso ai concimi chimici di sintesi, soffermandosi in particolare sulla difesa dell’ecosistema e di come la natura possieda un fragile equilibrio ma allo stesso tempo sia dotata di una grande forza di rinnovamento.

Molto interessante è risultata la visita al vigneto sperimentale, effettuata insieme a docenti, studenti italiani e stranieri. In un contesto ambientale molto suggestivo, sono state spiegate in loco tutte le tecniche colturali praticate e le relative tempistiche di intervento.

In un’epoca di grande confusione come la nostra, il ritorno a valori etici è molto sentito. Il cibo come fonte vitale di nutrimento è uno di questi, l’uomo moderno sente di doverlo rivalutare, di metterlo alla testa di alcune priorità, di costruire una base da cui ripartire. Così anche le sedi scientifiche di punta come l’Università di Bologna hanno avuto la sensibilità di cogliere queste istanze di cambiamento e, attraverso il rigore scientifico che la contraddistinguono, hanno scelto di studiare ciò che questa tecnica può dare e di valutare i risultati ottenuti, dal campo fino al prodotto finale. Il vino, prodotto antico e simbolico per eccellenza, è uno di questi ed appartiene ad una sfera culturale che ci accompagna fin dai tempi antichi: è infatti, messaggero di storia, cultura e tradizioni.

[fonte www.crpv.it]


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domenica 14 dicembre 2008

Le vostre domande: imbottigliamento dei vini biologici

Ci chiede Aldo:

Gradirei sapere cosa succede se un'azienda biologica non possiede le macchine per l'imbottigliamento.
Chi poi fornisce all'azienda biologica il servizio di imbottigliamento, deve sottostare ai regimi dei prodotti biologici e quindi essere certificato?
E se sì, in che maniera?
Grazie
Caro Aldo,
innanzitutto ricordiamo che attualmente non esiste una regolamentazione europea sulla vinificazione biologica.

La gran parte delle aziende vitivinicole biologiche italiane segue i disciplinari privati di vinificazione biologica delle associazioni di produttori biologici (come Aiab) o degli organismi di controllo (come Icea).
In questo caso, ogni impianto coinvolto nella produzione del vino deve essere messo sotto controllo per la trasformazione biologica.

Per mettere sotto controllo la linea di imbottigliamento occorre rivolgersi a uno degli organismi di
controllo e seguirne le indicazioni.
In linea di massima è da prevedere una separazione delle linee di imbottigliamento, fisica o temporale. In pratica, o c'è una linea di imbottigliamento specifica per il biologico (è il caso di grandi cantine biologiche) oppure occorre dedicare alcuni giorni esclusivamente all'imbottigliamento dei vini biologici, seguendo le indicazioni dell'organismo di controllo.

Nell'immediato futuro, con la prossima approvazione delle norme europee per la vinificazione biologica, questi aspetti saranno più chiari e uguali in tutti i Paesi membri della Unione Europea.

Grazie dell'attenzione, Aldo, e continua a seguirci.


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sabato 16 giugno 2007

Il vino nel brik può essere ecologico?

Come sostenitori del vino biologico, di base la nostra idea è che la naturalità va ricercata, senza estremismi, in tutte le situazioni. Quindi, nel confezionamento, posto d'onore per il vetro nei contenitori e per sughero (ed eventualmente vetro) per i tappi.

Eppure può capitare di rimettere le cose in discussione o quanto meno di riflettere. È il caso di questo brik ecologico usato in Francia. La notizia è di qualche tempo fa ma è interessante. Il quotidiano francese Le Monde si è occupato del Merlot in brik.
Di seguito pubblichiamo un estratto dell'articolo [fonte Le Monde/Agra Press]

Veronique Cauhape - Le Monde - Il Merlot nel brik - 16 maggio 2007

Di primo acchitto, è difficile crederci. Ma questo brik con un piccolo coniglio nero contiene proprio Chardonnay, Merlot e Pinot Nero 2005. I colori brillanti (arancia, rosa e verde) della confezione rischiano di respingere gli innamorati della cara vecchia bottiglia. Questo tipo d'imballaggio, però, finora riservato al vino di poco prezzo, tenta l'ingresso nel mondo della qualità. Un'ambizione guidata dalla volontà ecologica di un viticoltore della Borgogna. La casa Boisset, insieme alla società Tetrapack, ha immaginato questo brik battezzato ePod (e come ecologia, ambiente [environnement in francese] ed economia). Fabbricato a partire da legno proveniente dalle foreste nordiche, che produce pochi rifiuti, riciclabile a costo basso, capace di ridurre il numero di autocarri per il trasporto, questo imballaggio soddisfa il suo contratto ambientale. Rimane da sapere se questo “contenitore” di vino chiamato French Rabbit - destinato non alla tavola ma ad un consumo nomade (picnic, escursioni, festival) - incontrerà in Francia lo stesso successo che sta avendo in Canada e negli Stati Uniti, con 2 milioni di unità vendute.

I costi non sono proprio economici, proprio a confermare che dentro la qualità dovrebbe essere interessante. Ci vogliono, rispettivamente, 7 euro (confezione da un litro), 5 euro (500 ml) e 3 euro (250 ml).

Qui trovate le informazioni sulla politica ambientale di French Rabbit.
Tra l'altro, l'azienda afferma di ridurre del 90% l'inquinamento rispetto alle bottiglie in vetro. Il contenitore, molto più leggero, riduce ovviamente i costi del trasporto ma anche l'inquinamento.

Qui trovate la cartella stampa (in inglese), molto completa, che contiene anche le schede di degustazione dei vini in brik.


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