Corsi di degustazione dei vini biologici

Corsi di degustazione dei vini biologici
Marzo 2015 a Roma
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mercoledì 10 febbraio 2010

Divagazioni: boicottiamo sugo, polenta e tacchino

Questo post, come si accorgeranno chiaramente i lettori, non riguarda il cuore degli interessi del blog (oddio, quasi mi scappava "la mission", come dicono oggi quelli bravi). Insomma, qui non parliamo di vini biologici ma parliamo (anche) di vini, e di vini italiani in particolare.

Da alcuni anni, ormai, assisto a una vera e propria moda del protezionismo alimentare: un protezionismo per la maggior parte dei casi più a parole che a fatti, visto che il Mercato Unico europeo è una realtà e visto che tutto il mondo diventa sempre più un unico mercato globalizzato. Che poi questo sia o meno una cosa positiva, ne discuteremo magari un'altra volta. Una cosa è certa: decidere oggi, per fare un esempio, di chiudere le frontiere al vino francese o spagnolo solo perchè tanti nostri produttori hanno le cantine piene di vino invenduto è, semplicemente, impossibile.

Si è affermato così un protezionismo alimentare fatto più di chiacchiere e proclami che di fatti concreti. E così, giù appelli contro il pomodoro cinese, l'olio tunisino, le fragole del Marocco o il pesce del Vietnam. Questo non c'entra nulla con la sacrosanta necessità di non vedere sulla nostra tavola e nei nostri ristoranti cibi che non rispettano fino in fondo tutte le norme igieniche, di

Non ci fermiamo qui. Nelle recenti feste natalizie, il ministro dell'agricoltura, il leghista veneto Luca Zaia, ha lanciato un vibrante appello, con tanto di trasmissione televisive al seguito, per "brindare italiano". Insomma, basta con lo champagne e via con lo spumante autarchico (mi verrebbe da malignare e osservare che, casualmente, lo spumante ha le sue eccellenze produttive italiane in quel Nord Italia tanto caro al ministro, ma non lo faccio!). Conosco e bevo ottimi spumanti italiani, anche biologici, ma sarei davvero uno sciocco se dicessi che non mi piace lo champagne (soprattutto quello buono), magari biodinamico. 

Ancora: il sindaco di Roma, Gianni Alemanno, dice basta ai menù etnici che nelle scuole della Capitale per anni hanno fatto conoscere, una volta al mese, piatti della tradizione di alcuni dei popoli immigrati più presenti in città, dagli albanesi ai romeni ai filippini. Basta: smettiamola con il cous cous, ha detto Alemanno: via libera invece a piatti regionali, dalla ribollita toscana alla polenta.
Tutto all'insegna dello slogan: "Italiano è meglio".

In tutte queste manifestazioni vedo molta confusione, tanta demagogia, tantissima ignoranza e anche un pizzico di razzismo.

Mi spiegate perchè a Natale o a Capodanno debbo preferire uno spumante italiano a uno champagne francese o, magari, a un cava spagnolo? Sarò libero di bere quello che preferisco? La scelta se mai la farò sulla base dei miei gusti, delle mie simpatie, delle mie conoscenze e anche del prezzo.


Non è una delle cose più affascinanti nei viaggi conoscere le abitudini alimentari degli altri popoli, magari evitando i ristoranti turistici?

Perchè debbo boicottare il panino con il kebab e preferire invece il panino con la polpetta tutta italiana? Già, perchè lo stesso ministro Luca Zaia (nella foto in alto) ha ben pensato di benedire con la sua presenza il panino McItaly, fatto tutto con ingredienti italiani, di una notissima catena di fast food. Ma come, ma non era proprio il fast food la negazione assoluta della nostra civiltà alimentare, della nostra cultura gastronomica? Non è stato il fast food, insieme alle merendine, alle patatine e alle caramelle, ad aver creato nuove generazioni di bambini e ragazzi sempre più obesi? Le cattive abitudini alimentari si nobilitano se la polpetta è fatta con la carne di una vacca italiana? Per quale motivo dovrei preferire un (cattivo) panino fatto con un hamburger di pura carne italiana, condito con salse grasse e qualche foglia di insalata triste, a un (gustoso) panino con il kebab, fatto con il pane arabo di grano duro?

Non ci vedete qualcosa di assurdo e di contraddittorio? Perchè non dovrei preferire le olive greche di Kalamata (le compro in un discount e sono davvero ottime) a delle olive "sedicenti" italiane, inscatolate in Puglia o in Toscana e magari provenienti dalla Spagna o dalla Tunisia? Magari il giorno dopo cambio: compro e mangio delle olive biologiche sott'olio che fanno a Lanuvio, a pochi chilometri da casa mia, e che sono una delle passioni del mio amico Salvatore. E allora, che c'è di strano?

Andando di questo passo, ci chiederanno di boicottare la polenta (di mais), il sugo (di pomodoro), il tacchino ripieno di Natale o il purè (di patate). D'altra parte, pomodoro, granturco, patate e tacchino vengono dalle lontane Americhe: prima di Colombo (Cristoforo, non il tenente!), non le conoscevamo. Allora che facciamo? Torniamo all'ortodossia alimentare antecedente al 1492?

Basta così, per oggi mi fermo qui.

Voi, che cosa ne pensate?


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lunedì 19 ottobre 2009

Non di solo vino ma anche di olio (biologico)

L'Associazione Qualità Lazio e la Fondazione Il Campo dell’Arte organizzano una tavola rotonda sull’olio extravergine a Grottaferrata (Abbazia di San Nilo), giovedì 22 ottobre 2009, alle 17,30.
Durante la tavola rotonda parlerò della coltura biologica dell'olivo e degli oli biologici.
[per chi non lo sapesse, Grottaferrata si trova a pochi chilometri da Roma]

La tavola rotonda rientra nel programma di "Le feste nei giardini degli olivi", iniziativa legata alla coltivazione e spremitura delle olive, organizzata dalla Fondazione Il Campo dell'Arte e dall'Associazione Arianna Onlus, in collaborazione con l’Associazione Qualità Lazio e la Cooperativa sociale “Agricoltura Capodarco”.
"Le feste nei giardini degli ulivi" è un evento che fa parte di “Sagre e Profane 2009: tra Riti e Miti”, a cura del Consorzio delle Biblioteche dei Castelli Romani SBCR.


Questo è il programma completo della tavola rotonda.

Giovedì 22 ottobre 2009 - Grottaferrata (ROMA) Abbazia di San Nilo, h.17.30 -
Tavola rotonda:
“L’olivo e l’olio: tra coltura e cultura - tra tradizione e innovazione” a cura dell’Associazione Qualità Lazio.

Moderatore:
Marco Ferrazzoli.
Capo ufficio stampa CNR - Consiglio Nazionale delle Ricerche

Intervengono:

  • Francesco Pernice. Artista, Direttore artistico Fondazione “Il Campo dell’Arte”
  • Alessandra Celidonio. Vice Sindaco, Assessore alla Pubblica Istruzione e Cultura del Comune di Grottaferrata.
  • Marco Esti. Docente di Tecnologie Alimentari presso la Facoltà di Agraria dell’Università degli Studi della Tuscia.
  • Pier Francesco Lisi. Giornalista
  • Carlo De Angelis. “Agricoltura Capodarco” Società Cooperativa Sociale
  • Giorgio Giuseppe Dionigi. Esperto impianti oleari. RCM Rapanelli
  • Ernesto Di Renzo. Antropologo, docente presso l’Università degli Studi “Tor Vergata” di Roma


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lunedì 2 marzo 2009

Vino Veloce, la mia rubrica su Ricette-Veloci.it


Il Vino Veloce è una rubrica che curo per il conosciutissimo sito Ricette Veloci, dove trovate davvero tantissimi spunti per risolvere in modo rapido ed efficace tanti problemi in cucina.

Il Vino Veloce sono pillole sul vino, frutto di esperienze, letture, osservazioni, riflessioni. Gli articoli non sono destinati a super esperti ma a tutti quelli che amano il vino e vogliono conoscerlo meglio.

Vi elenco i titoli degli articoli finora pubblicati:

Di prossima pubblicazione:
  • Vino e solfiti
  • Il Marsala
Vi riporto, come esempio, il primo articolo che, paradossalmente, si intitola "Il Vino Lento":
Il vino lento
Piaciuto il paradosso?

Il primo articolo della rubrica si chiama proprio così, “Il vino lento”.
Che cosa intendo? Il vino non corre, ha i suoi tempi, e noi dobbiamo adeguarci.
Bere con la giusta lentezza, con attenzione, con curiosità, con rispetto per quello che ho nel bicchiere, è la prima regola per bere in modo consapevole, cioè consumare il vino con attenzione, visto che il (troppo) vino fa male.
Senza esagerare, senza che diventi per voi un modo di farvi notare o di atteggiarvi a grandi esperti: annusate, guardate, rimirate e poi assaggiate, con calma e devozione.
Il gusto sarà molto maggiore, e avrete il massimo piacere da ogni sorso bevuto.
Il risultato? Bere il giusto con più gusto (lo slogan è mio: se qualcuno lo ruba, mi paga i diritti!).
E voi, quali argomenti mi consigliate di trattare sul Vino Veloce?


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venerdì 6 giugno 2008

La cassetta di legno dei vini può diventare un nido per gli uccelli


Vi segnalo una notizia curiosa e, penso, interessante per che si appassiona al rapporto tra vino e ambiente.

La notizia mi arriva da Directo al paladar, un blog spagnolo di vino e cibo fatto davvero molto bene.

E' meraviglioso quando un designer crea un oggetto che ha un'altra vita oltre la sua utilizzazione principale. E' il caso di questo contenitore di legno per bottiglie, disegnato da Michael Sholk.
Dopo aver fatto il suo mestiere di proteggere e permettere il trasporto di una bottiglia di vino, questa cassetta diventa molto semplicemente un nido per uccelli.
Non solo ricicliamo l'oggetto (senza aggiungerlo alla marea di rifiuti che, molto stoltamente, il nostro paese incenerisce o, per dirla in modo eufemistico e sbagliato, "termovalorizza") ma lo usiamo in un modo amico dell'ambiente.

Directo al Paladar
ci precisa che per ora si tratta solo di un prototipo, non ancora in vendita.

Aggiungo però che non è poi così complicato adattare una cassetta di legno per vini o liquori alla funzione secondaria di nido per uccelli.

Basta andare su qualcuno dei siti che si occupa di uccelli per avere un'idea di come adattare una cassetta di legno per i vini alla sua nuova funzione di nido artificiale.
Con un po' di pazienza si trovano anche le informazioni più adatte per attirare nel nido il tipo di uccelli che vogliamo, come ad esempio cince e cinciallegre, che sono dei formidabili insettivori, quindi uccelli molto utili in agricoltura biologica.

Qui trovate un po' di riferimenti utili:


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venerdì 4 aprile 2008

Vinitaly 2008: senza commenti (e neanche parole)

Non bastava l'Alitalia e i rifiuti della Campania, oggi, e ieri la Parmalat, la Cirio, su fino al vino al metanolo. Scandali economici e finanziari che funestano il nostro paese e lo "sputtanano" continuamente agli occhi di tutto il mondo. Una serie di scandali da far impallidire, così pesanti che non bastano le vittorie di moto, auto e calciatori italiani per farci recuperare credibilità e buon nome.
Ora ritorna il vino in primo piano, con uno scandalo che si annuncia pesantissimo, nonostante i toni trionfalistici di qualche nostro politico ("evviva, i nostri controlli funzionano"?!).
I produttori di vini biologici stanno a guardare e continuano a fare in modo diverso, molto diverso.


[fonte RaiNews 24]
Operazione 'Vendemmia sicura', vino addizionato con sostanze chimiche

Ancora uno scandalo che rischia di minare la fiducia dei consumatori. Lo ha denunciato un' inchiesta pubblicata dal settimanale Espresso, oggi in edicola. Si tratta di vino 'tagliato' con sostanze chimiche, che sarebbe stato messo in commercio da una ventina di aziende, sparse tra il nord Italia, la Puglia e la Sicilia.

L'Operazione Vendemmia sicura si sta rivelando "un successo", testimonianza del fatto che il "controllo, l'azione costante di tutela dei consumatori e dei produttori onesti producono risultati anche eclatanti". Cosi' il ministro per le Politiche agricole Paolo De Castro, che dal Vinitaly commenta i risultati dell'inchiesta avviata dalle Procure di Verona e Taranto nei confronti di alcuni produttori vitivinicoli italiani. Una inchiesta che nasce "da capillari indagini del Corpo Forestale dello Stato e dell'Ispettorato Controllo Qualita', entrambe realta' riconducibili al Mipaaf".

Il risultato, anticipato dall'Espresso, parla di 70 milioni di ettolitri di vino 'addizionato' con concimi, sostanze cancerogene, acqua, zucchero, acido muriatico e contenente solo un quinto di mosto messi in vendita nei negozi e nei supermercati come vino a basso costo.

L'inchiesta e' ancora in corso, ma al momento i magistrati delle due procure avrebbero scoperto un sistema industriale di contraffazione che nasce dalla criminalita' organizzata e alimenta le grandi cantine. Le aziende coinvolte nello scandalo sarebbero gia' 20. Otto si trovano al Nord: in provincia di Brescia, Cuneo, Alessandria, Bologna, Modena, Verona, Perugia. Il resto invece e' sparso tra Puglia e Sicilia.

Il ministro, pur sottolineando i risultati positivi ottenuti dall'indagine nella lotta alle sofisticazioni alimentari ha pero' voluto evidenziare come ora sia necessario evitare ogni allarmismo e avere la consapevolezza che "pochi malfattori, tra l'altro gia' noti alle forze dell'ordine per analoghe vicende pregresse, non fanno certo l'immagine di un intero settore. Il mondo del vino italiano e' un mondo sano, dinamico - ribadisce il ministro dal Vinitaly di Verona - Un mondo che lavora e sta ottenendo risultati e riconoscimenti straordinari. Un insieme di traguardi eccellenti che proprio a Vinitaly abbiamo voluto testimoniare con assoluta soddisfazione".


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domenica 17 giugno 2007

Prodotti di qualità anche al discount

Il discount richiama subito alla mente prezzi molto bassi ma, allo stesso tempo, prodotti alimentari che associamo istintivamente a una bassa qualità, anonimi, spesso caratterizzati da fantasiose imitazioni di marchi e immagini famose.

Eppure, non sempre è così. Basta saper cercare, guardare, curiosare e, ovviamente, provare.
In una nota catena di discount attiva nel Centro Sud, ho potuto comprare spesso prodotti validissimi (anche biologici!) a prezzi molto accattivanti.

Gli ultimi tre esempi.

  • Olio extravergine di oliva Dop Kalamata, dalla Grecia: confezione superiore a molte in commercio (vetro scuro, capsula sul tappo); l'olio è Dop, per cui c'è una garanzia di qualità e di tracciabilità del prodotto; il contenuto è sicuramente all'altezza, visto il prezzo.

  • Olive di Kalamata (sempre dalla Grecia): qui il discorso si fa serio. Queste olive, citate ad esempio in "Millennio", l'ultima e definitiva avventura di Pepe Carvalho, scritta da Manuel Vazquez Montalban, sono davvero buonissime. Oltre tutto il tipo di conservazione è molto naturale, visto che gli ingredienti sono olive, acqua, aceto e sale marino. In un altro barattolo di olive in salamoia che ho in casa, ad esempio, leggo tra gli ingredienti l'acido lattico (come correttore dell'acidità) e il gluconato ferroso come stabilizzante del colore. Di sicuro non fanno male, però il premio va alle olive greche al naturale.

  • Infine, una mostarda francese "ricetta antica". Non sono un esperto di senape e mostarda ma, di sicuro, in una enogastronomia di alto livello il prezzo per un prodotto del genere sarebbe stato nettamente superiore.

Conclusione: curiosate, provate e sicuramente troverete, oltre tutto risparmiando.

E il vino nel discount? Se siete curiosi, leggete qui; ne riparleremo comunque prossimamente.


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domenica 17 dicembre 2006

"pachino no limits"

Questo blog si occupa di vino biologico: su questo non ci piove.
È però nella natura stessa di un blog (ammesso che si possa parlare di "natura" di un blog) la possibilità di divagare sul tema, spaziando tra argomenti più o meno attinenti e che abbiano colpito la fantasia del blogger.
Per questo segnalo un articolo di critica gastronomica di Arcimboldo che finalmente dice una scomoda ma necessaria verità sulla moda del "pachino" in cucina.
(scrivo pachino volutamente con la minuscola perchè, tra l'altro, pochi sanno che il vero Pomodoro Pachino ha il riconoscimento della Igp e quindi la denominazione è stata tutelata anche a livello legale).

Cuochi senza storia
…s’incaponiscono, imperterriti, ad usare il pachino in tutte le stagioni, soprattutto quando la terra ed il sole non ce li dona.
Sia che cucinino nei ristoranti o in televisione, tanto nei piatti segnalati dalle guide quanto nelle ricette pubblicate sulle riviste di settore, cuochi più o meno famosi si sono completamente scordati che il pomodoro (e non il pachino) veniva raccolto nella sua massima espressione a fine agosto ...

(continua a leggere su Arcimboldo.info)


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