Corsi di degustazione dei vini biologici

Corsi di degustazione dei vini biologici
Marzo 2015 a Roma
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giovedì 24 giugno 2010

Le vostre domande: il vigneto del vicino è sempre più verde?

Ci scrive Dealma:

Vorrei sapere se è vero che ci sono dei trattamenti obbligatori per la vigna.
Ho una piccola vigna nel terreno di casa a cui non faccio nessun trattamento e che sta benissimo. Il mio vicino, che ha una vigna confinante con la mia, insiste perché dia il verderame e lo zolfo perché teme che la sua vigna possa ammalarsi, se si ammala la mia. Vorrei sapere se per legge sono tenuta a farlo.
Grazie
Cara Dealma, grazie per la domanda, davvero curiosa.

Per quanto ne sappiamo, non ci sono trattamenti obbligatori per il vigneto, tranne casi specifici di particolari situazioni fitosanitarie, in cui la Regione può dare indicazioni per fare dei trattamenti. Si tratta ad esempio di malattie particolari, come il mal dell'esca.
Pertanto, non credo proprio che il tuo vicino possa "obbligarti" a trattare il vigneto.

Trattare con prodotti di rame e/o zolfo è comunque un tipo di pratica ammessa nel biologico, perché si tratta di prodotti chimici non di sintesi, peraltro usati da secoli. Usati seguendo le prescrizioni non creano problemi alle piante e alla nostra salute.

I problemi di vicinato in campagna sono sempre complessi: puoi far vedere al tuo vicino che la tua vigna è effettivamente sana ed eventualmente, anche per garantire il tuo prodotto, decidere di trattare il tuo vigneto in condizioni che ritieni a rischio.

Grazie, Dealma: il tuo quesito mi sembra molto interessante per i nostri lettori. Continua a seguirci!

Per fare la tua domanda al Vino Biologico, basta scrivere. Cercheremo di rispondere sempre a tutti. I quesiti di interesse generale saranno pubblicati nel Blog e/o nel sito, rispettando sempre la vostra privacy.


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giovedì 10 giugno 2010

Il vino biologico? Migliore per la nostra salute

Uno studio dell'Università di Borgogna e dell'Istituto svizzero di agricoltura biologica dimostra che il vino di produzione biologica, che non contiene pesticidi, contiene una quantità doppia di resveratrolo rispetto a vini non prodotti con queste tecniche.

Juan Carlos Sancha, professore di enologia all'Università della Rioja, ha spiegato in un'intervista all'agenzia Efe che il resveratrolo – molecola presente sia nell'uva che nel vino, a cui si attribuiscono proprietà anticancerogene e antiossidanti – è un prodotto frutto di un meccanismo di difesa della pianta.

Secondo lo studio, i vini biologici bianchi e rossi contengono 12 milligrammi per litro di resveratrolo, rispetto ai 6 milligrammi di un vino le cui uve siano state trattate con concimi chimici e prodotti fitosanitari. 

Sancha, che è anche enologo di professione, sostiene che i vini di produzione biologica sono “i più naturali” e ha sottolineato che “l'abuso di pesticidi e concimi  ha provocato una rilevante salinizzazione del fiume Ebro”.
Per Sancha “il vino non deve dare origine a scandali di questo tipo”, soprattutto per la necessità di dare al consumatore la sicurezza che sta bevendo un vino salutare.

Il ricercatore ha anche spiegato la sua precauzione nell'uso di lieviti transgenici per il miglioramento della qualità del vino e ha qualificato come “inopportuna” la loro introduzione. Sancha ritiene che si debba continuare a investigare in questo campo “con prudenza” e sostiene la necessità di differenziare l'etichettatura per i prodotti liberi dall'ingegneria genetica rispetto a quelli che non lo sono.

[fonte Agrapress.it/Ecoalimenta.com/Efe]


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martedì 8 giugno 2010

I pesticidi favoriscono la sindrome dell'attenzione nei bambini?

Uno studio americano mette in relazione i livelli di metaboliti dei pesticidi nelle urine dei ragazzi e la sindrome dell'ADHD, cioè del deficit dell'attenzione.
Secondo l'articolo, le prove condotte convaliderebbero l'ipotesi per cui l'esposizione ai pesticidi (in particolare i fosforganici, presenti soprattutto in frutta e verdura), a dosi comuni tra i ragazzi statunitensi, può contribuire all'insorgenza della sindrome. Sarebbe a rischio il 10% dei bambini degli Stati Uniti.
La cosa interessante, quindi, è che non si parla di livelli tossici ma livelli di assunzione compatibili con i limiti di legge.

L'articolo originale di Pediatrics (Official Journal of the American Academy of Pediatrics) lo trovate qui.

In merito a questa notizia, vi consiglio di leggere il comunicato stampa di "Giù le mani dai bambini", un importante comitato nazionale di vigilanza sull'uso dei farmaci nei bambini. Si legge, tra l'altro, che il comitato aveva già segnalato questo problema al nostro Istituto Superiore di Sanità.
Inoltre, si chiede di intervenire con un'alimentazione più sana per i nostri bambini, con meno merendine,  coloranti e additivi e più cibi naturali.

La sindrome da deficit di attenzione (ADHD) è una sindrome osservata nei ragazzi. Personalmente, ho molti dubbi su tutta la questione dell'ADHD per vari motivi.
In sintesi, molti neurologi e psichiatri mettono in discussione l'esistenza stessa dell'ADHD e soprattutto contestano sia la diagnosi "a tappeto" (in pratica, basta che un bambino sia irrequieto o disobbediente per essere bollato come "malato"), sia i metodi di cura. Soprattutto negli Stati Uniti, l'ADHD viene curata con dosi massicce di psicofarmaci anche su bambini di 8-10 anni, con gli inevitabili interessi economici delle multinazionali del farmaco. Non basta: uno degli psicofarmaci più usati, il Ritalin, è una sostanza con effetti simili alla cocaina, che crea dipendenza. L'uso del Ritalin è così diffuso negli Stati Uniti da essere stato anche protagonista di una puntata di "Desperate Housewives", in cui una mamma (per gli appassionati del serial, Lynette Scavo, nella foto) inizia a "tirarsi su" con le pillole prescritte per tenere calmi i suoi gemelli pestiferi.
Come un'epidemia, ora l'ADHD va di moda anche da noi, con situazioni molto strane, test di massa e "schedature" dei bambini nelle scuole, nascita di lobby di medici, politici e famiglie favorevoli all'ADHD ecc.
Per chi è interessato, consiglio di leggere sull'argomento, oltre al sito di Giù le mani dai bambini, gli articoli di Disinformazione.it e del comitato "Perché non accada": condivido in pieno e sottoscrivo lo slogan del Comitato "La vivacità dei bambini non è una malattia!".


Detto questo, è  interessante notare l'ennesimo studio che mostra una correlazione tra pesticidi e disturbi del sistema nervoso


Conclusioni? Nel dubbio (piuttosto fondato), meglio preferire frutta e verdura biologiche e, ovviamente, i vini biologici!

[fonte: notizia via Le Monde/Bioagricultura]


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mercoledì 26 maggio 2010

"Vino e Ambiente": gratis il primo e-book del Vino Biologico

"Vino e Ambiente" è il titolo del primo e-book (cioè libro in formato digitale) del Vino Biologico.

"Vino e Ambiente" è gratuito!

Per scaricare il file in formato PDF, è sufficiente iscriversi qui a VB, la newsletter del Vino Biologico.
Devi poi seguire con attenzione le istruzioni che troverai nella email di conferma che arriverà all'indirizzo di posta elettronica con cui ti sei iscritto alla newsletter.

Per qualunque problema puoi contattarci direttamente all'indirizzo email che trovi nella colonna qui a fianco.


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venerdì 21 maggio 2010

VinNatur: i risultati sulle analisi dei pesticidi nei vini

In un precedente articolo abbiamo dato gli aggiornamenti su Villa Favorita 2010, l'evento organizzato dall'associazione di viticoltori naturali Vin Natur.

Ora pubblichiamo i risultati delle analisi condotte dall'associazione sui vini partecipanti a Villa Favorita alla ricerca dei pesticidi. 

Risultati molto incoraggianti: ben 91 vini sui 111 esaminati sono risultati completamente privi di residui di pesticidi (i principi attivi ricercati erano 73, oltre il 90% dei principi attivi utilizzabili nella viticoltura convenzionale).


Dati interessanti anche sui solfiti: 33 vini hanno un quantitativo inferiore ai 10 mg/L, 52 vini tra 11 e 60 mg/L e i restanti 26 vini sono tra 61 e 90 mg/L. Da notare che con contenuti inferiori ai 10 mg/L è possibile inserire in etichetta la dicitura "Non contiene solfiti".


Uno sforzo di trasparenza e di informazione al consumatore, questo di VinNatur, che non possiamo che elogiare e segnalare ai nostri lettori.

L’edizione 2010 di “Villa Favorita”, manifestazione organizzata da VinNatur e dedicata alla scoperta dei vini naturali, si è conclusa con un successo senza precedenti.  I numerosi  visitatori  hanno potuto verificare la crescita qualitativa dei vini, apprendere le tecniche di vigna e di cantina dei produttori e commentare direttamente con i vignaioli i risultati di un percorso difficile ma ricco di soddisfazioni e stimolante.

La nostra Associazione non si ferma però all’organizzazione di questo grande evento. Durante tutto l’anno si moltiplicano le occasioni di scambi a vari livelli tra produttori di tutta Europa, si organizzano conferenze tematiche, si svolgono studi su suoli e tecniche di cantina. Da alcuni anni inoltre, allo scopo di monitorare la conformità dei vini presentati nelle nostre manifestazioni, ViNatur ha deciso di analizzare i prodotti di ogni associato. Le analisi svolte sono andate alla ricerca di ben 73 principi attivi di fitofarmaci, ossia circa il 90% di tutti i prodotti in commercio che vengono utilizzati in viticoltura convenzionale.  Crediamo che questo sia al momento il più grande e meticoloso processo di “auto-analisi” intrapreso da una associazione di vignaioli, e che rappresenti concretamente la volontà di VinNatur di operare con chiarezza e con la massima apertura nei confronti dei consumatori e dei professionisti del mondo del vino.

Le analisi dei residui di pesticidi effettuate sui vini delle aziende aderenti a VinNatur si sono concluse in questi giorni.

Queste analisi, in linea con le indicazioni del Manifesto di VinNatur, hanno lo scopo principale di sensibilizzare sia i produttori che i consumatori in merito all’uso di alcune sostanze chimiche utilizzate in agricoltura, in conseguenza del quale si depositano  residui nei vigneti con conseguenti squilibri dell’ecosistema.

I risultati sono stati molto soddisfacenti poiché ben 91 vini, su un totale di 111 campioni è risultato completamente esente da ogni tipo di pesticida.

A supporto di questa analisi è stato effettuato anche un controllo sulla quantità di anidride solforosa presente nei vini. Anche qui ci sono due dati molto positivi. 33 vini risultano avere meno di 10 mg/L di anidride solforosa (ricordiamo che  la legge permette in questi casi di apporre in etichetta la dicitura “NON CONTIENE SOLFITI”).  I restanti 76 vini sono al di sotto dei 80 mg/L (limite consentito nei vini biologici) con poche eccezioni che superano questo livello.

Vediamo ora nel dettaglio i risultati delle analisi:

-    Totale vini analizzati 111

-    Totale vini esenti da residui di pesticidi 91

-    Totale vini aventi residui di pesticidi:  20

-    Numero di principi attivi riscontrati: 16 vini aventi un solo principio attivo, 3 aventi due principi attivi ed uno avente cinque principi attivi.

-    Media di mg/kg (milligrammi su un chilo) di residui riscontrati sui 20 campioni: 0,082 mg/kg (la normativa europeo prevede in media un limite di 0,800 mg/kg)

-    Principi attivi riscontrati: 9 di cui 8 fungicidi sistemici ed 1 insetticida. I più rilevati sono il Fenexamid (fungicida antibotritico) ed il Pirimetanil (fungicida antioidico).

-    Anidride Solforosa totale: 33 vini hanno un quantitativo tra 1 e 10 mg/L, 52 vini tra 11 e 60 mg/L e i restanti 26 vini sono tra 61 e 90 mg/L

Le poche aziende che hanno residui al limite o sopra al limite riconosciuto per i vini naturali e biologici saranno oggetto di una attenta valutazione da parte del Consiglio Direttivo dell’Associazione che, in applicazione al manifesto associativo, prenderà i dovuti provvedimenti.

[fonte Vin Natur]


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lunedì 22 febbraio 2010

Il Parkinson inizia dallo stomaco a causa dei pesticidi

Il Parkinson inizia dalle cellule nervose dell'intestino per poi migrare nel sistema nervoso centrale. La causa sarebbero i pesticidi, tra cui il rotenone, usato per anni anche in agricoltura biologica, prima che il suo uso fosse vietato. La teoria è di un giovane ricercatore spagnolo, Francisco "Paco" Pan-Montojo Puga, che lavora in Germania, all'università di Dresda, in un progetto coordinato dal prestigioso Max Planck Institute.

"I pesticidi che ingeriamo ed il Parkinson sono collegati: lo abbiamo potuto dimostrare nei topi" spiega Paco. "Appena un mese e mezzo dopo aver somministrato il pesticida, iniziano a manifestarsi negli animali i primi sintomi. Abbiamo ottenuto per la prima volta un modello animale che riproduce il Parkinson dal principio fino alla comparsa dei sintomi motori (come il classico tremore, ndb). Quando questo compare negli esseri umani, il male progredisce in modo accelerato e inarrestabile. Non c'è cura."

Questa scoperta induce almeno due riflessioni.

La prima è che anche nel biologico occorre essere molto attenti alle pratiche e ai prodotti utilizzati. C'è il rischio di clamorosi autogol, come nel caso del rotenone. Tra l'altro, il divieto del rotenone non ha avuto origine dal suo pericolo per la salute umana ma per la alta tossicità per i pesci.

La seconda riflessione è che troppo spesso, quando si parla dei pericoli dei pesticidi e di altre sostanze chimiche, si prende in considerazione solo la loro tossicità acuta. Molto più raramente si ragiona sugli effetti a lunga scadenza, legati ad esempio all'assunzione a dosi anche basse ma per periodi lunghi, di anni o di decenni.

La nostra salute, se c'era bisogno di un altra riprova, passa dal nostro stomaco. Un motivo in più per mangiare e bere prodotti dell'agricoltura biologica. 




Leggi altri articoli del blog sui rapporti tra pesticidi e Parkinson.

Qui potete leggere un articolo completo su questa nuova scoperta medica (in spagnolo)
.


Qui (per chi è interessato) trovate il lavoro scientifico originale ("Progression of Parkinson's Disease Pathology Is Reproduced by Intragastric Administration of Rotenone in Mice"), pubblicato su PlosOne.


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venerdì 19 febbraio 2010

Antibiotici nei vini

Spesso, quando parlo di vini biologici, mi viene fatta l'obiezione: "Ma tutti i vini sono naturali, nei vigneti ormai si usano pochi antiparassitari, la fermentazione alcolica è un processo naturale! A che servono i vini biologici? Perchè dovrei bere un vino biologico?".

L'obiezione di per sè non è molto fondata ma mi obbliga ogni volta a ripartire dalle origini, a spiegare che bere vini biologici non fa bene solo all'ambiente ma anche alla nostra salute (e anche a quella dei viticoltori, visto che evitano di usare pesticidi chimici molto tossici). Cito varie notizie e studi, come le rilevazioni di Legambiente "I pesticidi nel piatto", da cui ogni anno si scopre che parecchi vini italiani contengono (entro i limiti di legge) antiparassitari chimici di vario tipo.

Voi volete bere antiparassitari con un piatto di spaghetti al pomodoro o con un pollo arrosto? Io no!


Senza lanciare allarmismi ma sempre per essere informati e scegliere in modo consapevole, vi segnalo questa notizia rimbalzata dalla Germania: risale a qualche settimana fa ma è sempre molto istruttiva. Non bastavano i pesticidi nei vini: ci mancavano gli antibiotici!

Ancora vini argentini con antibiotici
[rielaborato da ElMundoVino.com]

Le autorità sanitarie tedesche hanno nuovamente trovato antibiotici in vari vini di origine argentina e ne hanno proibito la vendita, ritirandoli dal mercato. Secondo quanto ha detto Peter Hauk, ministro per la difesa dei consumatori del  Baden-Württemberg, durante controlli di routine sono stati rilevati residui troppo elevati dell'antibiotico natamicina in sette campioni sui 42 vini argentini esaminati.

I controlli hanno riguardato vini tedeschi e vini  importati da paesi come Spagna, Cile, Sud Africa, Messico e, appunto, Argentina: in totale, quasi 250 vini, risultati tutti in regola tranne quelli argentini. In totale sarebbero state ritirate dal mercato circa 120mila bottiglie.

I residui di natamicina scoperti non sarebbero pericolosi per i consumatori ma comunque non devono stare dentro una bottiglia di vino.
Un ritiro di vini argentini contenenti natamicina era già avvenuto a dicembre; anche un vino del Sud Africa avrebbe contenuto la stessa sostanza. In Europa è vietato usare la natamicina sui vini o importare vini che la contengano.

Che cos'è la natamicina? È un antibiotico fungicida, usato per la produzione di alimenti come formaggi e salumi. Difficile spiegare precisamente la sua presenza nel vino. I produttori “incriminati” si sarebbero scusati dando la colpa all'uso dei chips, cioè i trucioli di legno. Sembra più probabile che la causa sia in una cattiva gestione della vinificazione: l'uso della natamicina dovrebbe infatti combattere la presenza di spore fungine rimaste nel vino dopo la filtrazione.

Altre notizie si possono trovare in questo articolo (in spagnolo) di Urgente24.com.


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sabato 27 giugno 2009

Parkinson e pesticidi: il legame c'è e si vede

Nel blog e nel sito del Vino Biologico parliamo spesso di vino, agricoltura e salute ed in particolare dei problemi legati ai pesticidi.
In passato ci siamo già occupati del morbo di Parkinson e dei suoi legami accertati con i pesticidi, segnalando un lavoro del Cnr.

Ora su questo stesso tema del legame tra Parkinson e pesticidi vi segnalo un recente articolo scritto dal dottor Francesco Perugini Billi, medico esperto di fitoterapia, ayurveda e omeopatia.
Nell'articolo si parla in particolare degli effetti di due fitofarmaci usati in agricoltura, l'erbicida Paraquat e (purtroppo) il Rotenone, una sostanza di origine vegetale che fino a poco tempo fa era ammessa anche nell'agricoltura biologica.

L'articolo è molto interessante e, tra l'altro (cosa molto gradita), cita anche un recente articolo del nostro Blog sul rotenone.


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domenica 17 febbraio 2008

I pesticidi fanno male al cervello

I pesticidi fanno male: di questo ci siamo occupati parecchie volte nel blog.
L'idea di usare dei potentissimi veleni che per produrre il cibo, alla base della nostra vita e fondamento della salute (come dimostrano le cosiddette "malattie del benessere") è davvero diabolica.
La notizia che pubblichiamo viene dalla Nuova Zelanda.
[nell'immagine: la formula chimica del paraquat e gli effetti sul tessuto del polmone di un cane]


In Nuova Zelanda la Accident Compensation Corporation ha accettato il ricorso di un uomo di 60 anni, Pete Kiley, proprietario di un campeggio, che sosteneva che i suoi disturbi neurologici fossero dovuti all'esposizione ripetuta ai diserbanti utilizzati nei vigneti vicini alla sua azienda.

Pete Kiley sostiene di aver perso salute, affari e anche la moglie per essere stato esposto ripetutamente agli erbicidi paraquat e glisofato. I sintomi dell'uomo erano difficoltà di deambulazione, nausea, mal di testa, congiuntiviti e stanchezza cronica.

Un neurospichiatra ha concluso che i problemi nelle funzioni cerebrali di Kiley sono il risultato dell'esposizione ai pesticidi usati in agricoltura. Anche una delle giovani figlie di Kiley soffre di problemi di salute.

L'associazione dei viticoltori della Nuova Zelanda ha detto che il 70 per cento dei suoi membri aderisce a uno schema di coltivazione sostenibile che ha messo al bando l'uso del paraquat. In molti vigneti, invece, sono ancora usati erbicidi che contengono glisofato.

[fonte
www.panna.org - Leggi l'articolo originale]


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sabato 2 dicembre 2006

Lo dicevo che i pesticidi fanno male!

Qualche giorno fa abbiamo riportato l'allarme per alcuni effetti "indesiderati" dei diserbanti sull'uomo (inteso proprio come sesso maschile).
Ora un altro inquietante rischio tira in ballo tutti i pesticidi, cioè gli antiparassitari usati in agricoltura, di cui i diserbanti sono una categoria.
I pesticidi possono provocare il Parkinson! C'è poco da scherzare, evidentemente. La cosa che colpisce è che l'allarme non viene dalla solita fonte ecologista o dal mondo dell'agricoltura biologica, ma dal Cnr, il Consiglio Nazionale delle Ricerche. Come dire: ormai la cosa è di dominio pubblico ed il mondo scientifico ne parla apertamente.
Ogni giorno in Italia vengono diagnosticati 30 nuovi casi di Parkinson e complessivamente nel nostro Paese sono 500mila i soggetti affetti da tale patologia. L’età è un fattore di rischio significativo. Ma c’è preoccupazione da parte degli esperti per l’insorgere della malattia in età giovanile: un terzo dei casi si manifesta al di sotto dei 40 anni.
“A favore del ruolo tossico dei pesticidi, possibili responsabili della degenerazione dei neuroni dopaminergici della substantia nigra” spiega Marzia Baldereschi dell’Istituto di neuroscienze (In) del Cnr di Firenze “si sono accumulate molte evidenze scientifiche, al punto che un tribunale francese ha riconosciuto il Parkinson, che ha colpito un agricoltore, come malattia professionale”.
Malattia professionale?
Per sostenere la sua tesi la Baldareschi cita autorevoli studi scientifici, tra cui i dati del Progetto Finalizzato Invecchiamento del Cnr, già pubblicati nel 2003. “Oggi”, conclude Baldereschi, “si è orientati a concludere che l’esposizione ai pesticidi aumenta il rischio di Parkinson e ne promuove l’insorgenza in individui predisposti su base genetica o di altro tipo."

La notizia riguarda l'esposizione professionale, quindi a dosi massicce e ripetute, però è innegabile che anche a noi consumatori queste sostanze non fanno bene, come non fanno bene agli esseri viventi (dai pesci agli uccelli) che entrano in contatto con i pesticidi immessi nell'ambiente. Una conferma indiretta, ricca di saggezza popolare, di questa conclusione scientifica è che, soprattutto agli inizi del biologico, molti agricoltori hanno fatto la scelta di tornare a metodi di coltivazione più naturali proprio per tutelare in primo luogo la propria salute e quella dei loro familiari.
Pensiamo anche a queste cose, quando leggiamo sull'etichetta che quel vino è prodotto con "uve da agricoltura biologica" . E, mentre beviamo, diciamo silenziosamente grazie al contadino (nel senso più nobile del termine) che lo ha prodotto.

Leggi l'articolo originale di Maria Teresa Dimitri su "Almanacco della scienza" del Cnr.


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lunedì 20 novembre 2006

Lo dicevo che i diserbanti fanno male!

Il pene dei nostri ragazzi è sempre più corto. La colpa è degli estrogeni presenti in tanti alimenti e nell'ambiente, che agirebbero in combinazione con altre sostanze, come diserbanti e farmaci veterinari. A dirlo non è un rotocalco o la solita notizia più o meno fasulla trovata in Rete, ma il professor Carlo Foresta dell'Università di Padova. Foresta è direttore del Centro di crioconservazione dei gameti maschili del dipartimento di istologia dell'Università di Padova, presidente della Società Italiana di Fisiopatologia della Riproduzione e presidente della commissione scientifica della Società Italiana di Andrologia Medica: insomma, non è proprio uno sprovveduto.
Confrontando la dimensione media del pene dei giovani di oggi si nota che è inferiore rispetto a quella di una generazione fa, una colpa che gli esperti attribuiscono agli estrogeni. Questi ed altri dati sono emersi da uno studio andrologico, durato tre mesi, intrapreso nel marzo di quest'anno dall'università di Padova e l'ULSS 16 della città veneta. L'indagine ha interessato 504 studenti di 46 istituti superiori di Padova e provincia, che hanno compilato dei questionari; 372 ragazzi hanno accettato di sottoporsi a una visita andrologica che ha consentito una panoramica più dettagliata sulle nuove generazioni.

Il professor Foresta spiega che la riduzione del pene è l'indice più evidente dell'influenza dell'ambiente sui cambiamenti delle strutture gonadiche (cioè dell'apparato riproduttivo). L'esperto ha evidenziato come oggi si viva in un ambiente minato dalla crescente presenza di estrogeni, prodotti antiandrogenici che nel tempo alterano il nostro organismo. Insieme a un aumento della statura rispetto alle generazioni precedenti, è stata rilevata una diminuzione della lunghezza del pene, una situazione che per il momento non crea dei problemi a livello di vita sessuale ma che in ogni modo è un importante campanello d'allarme.

Questo fenomeno di trasformazione del corpo indotto dall'ambiente in cui si vive oggi, con il tempo potrebbe essere causa di gravi patologie genetiche come tumori del testicolo o addirittura la completa infertilità. Gli andrologi italiani evidenziano che questo fenomeno non è presente solo nel nostro paese: studi precedenti condotti in Svezia e Norvegia avevano già rilevato trasformazioni dell'organo sessuale maschile analoghe.

Lo dicevo io che i pesticidi (cioè, insetticidi, diserbanti e antiparassitari in genere) fanno male!
Ora, non è che uno vuole fare dell'allarmismo a tutti i costi, però a forza di non fare allarmismo e di credere che tutto va bene, ci ritroviamo con gli iceberg a largo della Nuova Zelanda e - ahimé - il pene accorciato.
Anche se ancora non c'è un disciplinare di produzione sulla vinificazione biologica ecc. ecc., almeno il vino (ed il vigneto) biologico servono, già adesso, a non mettere in circolazione tante porcherie.
Attenzione: alla obiezione che tutti i viticoltori sono nei fatti biologici, che tutti sono attenti a non usare prodotti dannosi per la salute e per l'ambiente ecc., rispondo consigliando di dare un'occhiata ai dati di Legambiente. I pesticidi, purtroppo, sono anche nei nostri bicchieri.
Vino biologico: fa bene anche all'amore?


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