Corsi di degustazione dei vini biologici

Corsi di degustazione dei vini biologici
Marzo 2015 a Roma
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mercoledì 23 novembre 2011

Cantine in Argentina e impronta del carbonio

La sostenibilità ambientale è ormai un fattore di competizione in tanti settori produttivi: il vino non fa eccezione.
Mentre in Italia abbiamo grandi progressi da fare su questo settore, anche a causa delle piccole dimensioni delle singole aziende, in altri paesi si punta molto sulla sostenibilità ambientale come fattore competitivo.
E' il caso dell'Argentina, di cui parla questo articolo del quotidiano "La Nacion".


Un'impronta (del carbonio) che preoccupa

[La Nacion, 13 novembre 2011, Silvina Beccar Varela]

Il dato intimidisce: nel 2030 ci vorrebbero due pianeti per assorbire tutta l’anidride carbonica che produciamo. Coscienti di questo fatto, le cantine eco friendly hanno gia' iniziato a misurare l’impronta che rilasciano nell’ambiente.
Sappiamo che il pianeta e' in pericolo. La terra si dissangua per le ferite causate dalle attivita' umane. In generale, non facciamo molto a riguardo. Fino a quando qualcuno reagisce e agisce. Poi, naturalmente, qualcosa puo' cambiare. Siamo in grado di trasformarci e di farci carico della cura per la madre che ci da' la vita e nutrimento. E' giusto, necessario e urgente, perche' i dati sono impressionanti. Secondo il rapporto Pianeta Vivo 2010 del WWF, diffuso lo scorso anno, l'impronta ecologica, l'indicatore che misura la domanda dell’umanita' rispetto alle risorse naturali, ha superato del 50 per cento la capacita' della Terra di ricostituire le risorse consumate e di assorbire i rifiuti, come la CO2, prodotti dalle attivita' umane. Cio' e' dovuto principalmente alle emissioni di anidride carbonica, aumentate 11 volte dal 1961 e piu' di un terzo dal 1998. Quindi, le persone hanno utilizzato l'equivalente di un pianeta e mezzo nel 2007 (ultimi dati disponibili) per sostenere le loro attivita'. Si stima che entro il 2030 l'umanita' avra' bisogno della capacita' di due pianeti per assorbire le emissioni di CO2 e mantenere il consumo di risorse naturali.
Per tutte queste ragioni, alcune industrie alimentari, conserve, bevande (bibite, vino e acqua minerale), caramelle, cartone, imballaggi, hanno cominciato a misurare l'impronta che rilasciano sull'ambiente per conoscere e poi limitare il problema. In questo articolo, presentiamo il caso delle aziende vitivinicole.

Segni indelebili
L'impronta del carbonio e' un indicatore che misura la quantita' di CO2 (anidride carbonica o diossido di carbonio) prodotta da un’organizzazione, una persona o un prodotto, e di conseguenza il suo contributo ai cambiamenti climatici. Per la sua determinazione si usano strumenti di gestione ambientale che traducono gli impatti delle attivita' che producono beni o servizi in quantita' di CO2, consentendo all'azienda la possibilita' di minimizzare, rimuovere o neutralizzare l'effetto che tale quantita' di CO2 porta al cambiamento climatico globale.
"Si tratta di uno strumento di gestione ambientale che traduce impatti ed emissioni causate dai diversi processi di un'organizzazione, in quantita' equivalenti di CO2, per conoscere, da un lato, il contributo dell'azienda al cambiamento climatico, e in secondo luogo, per progettare un programma di miglioramento basato sulle buone pratiche ambientali per ridurre o compensare le emissioni di gas a effetto serra, calcolate come quantita' di CO2 equivalente ", dice l'ingegner Andres Arena, direttore operativo della cantina Salentein.
I gas a effetto serra sono quelli che, aumentando la loro concentrazione in atmosfera, determinano una maggiore grado di assorbimento della radiazione infrarossa, causando una tendenza al rialzo della temperatura globale, fenomeno comunemente conosciuto come cambiamento climatico.
In Sud America il processo e' stato guidato dal Cile, con cantine come De Martino. In Argentina, Salentein opera sul cosiddetto ciclo di vita del prodotto, dalla nascita al consumo, ottenendo cosi' la certificazione completa delle emissioni di anidride carbonica durante il processo di produzione del vino da un organismo riconosciuto a livello internazionale (Carbon Trust ). Norton e' in corsa per la certificazione mentre Bodega Renacer ha certificato il processo di produzione del vino con Carbon Neutral.
Molte di piu' sono le cantine che si occupano di sostenibilita' in generale (Zuccardi, Trapiche, Navarro Correas, Luigi Bosca, Catena, Lopez, tra le altre grandi imprese). In un altro capitolo rientrano i casi dell’agricoltura biodinamica e dell'agricoltura biologica come Colome’ e Familia Cecchin, tra gli altri.
In ogni caso, l'industria del vino, dicono gli esperti, e' una delle meno inquinanti del pianeta.
L'accresciuta sensibilita' per questi temi ha avuto inizio in zone piu' popolose come l’Europa, un paradosso, perche' mentre i paesi sviluppati stanno diventando consapevoli e investono nella conservazione delle risorse naturali, le nazioni in via di sviluppo sono nella necessita' di usarle al limite della loro capacita' per alimentare, soprattutto, le grandi potenze.
In particolare, proprio queste (grandi potenze) dovrebbero smettere di fare pressione sul pianeta, specialmente con l'uso dei combustibili fossili.
Ma come si fa a misurare l’impronta del carbonio?
Ci sono consulenti  internazionali che forniscono servizio di misurazione, come Alex Steward e Green Solutions. Ci sono anche aziende di diversi settori che, mobilitate dalle tendenze globali - consapevolezza ambientale, responsabilita' sociale delle imprese insieme ai requisiti internazionali – hanno implementato modelli di gestione per migliorare l'efficienza operativa e per risparmiare energia e denaro, generare nuovo business, soddisfacendo le richieste dei clienti e approfondendo una politica di impresa sostenibile.
"Un percorso metodologico per stabilire l'impronta di carbonio prevede le seguenti fasi - dice Luis Steindl, manager di Bodegas Norton – sviluppare gli ecobilanci (misurazione dei gas serra) di quello che si vuole misurare, prodotto o processo; definire il ciclo di vita o il campo di misurazione;  realizzare analisi e convalida dei dati; calcolare la quantita' di CO2".

Le cantine
La politica di sostenibilita' di Bodegas Salentein include la suddetta certificazione dell’impronta di carbonio durante il processo di produzione del vino; la ISO 14001:2004; la gestione delle coltivazioni con tecniche sostenibili; la riduzione dell'uso di energie rinnovabili e rifiuti; l'uso di diserbanti solo quando strettamenteconservazione di oltre 120 ettari di habitat desertico nativo; il risparmio di energia elettrica.
Da parte sua, Bodegas Norton ha anche implementato e certificato la ISO 14001 per la gestione ambientale. Ha ottimizzato le risorse naturali (come l'acqua), costruendo invasi impermeabilizzati e diffondendo  l’irrigazione a goccia in quasi tutti i vigneti, con impianti di trattamento degli scarichi industriali e di riutilizzo delle acque reflue trattate per l'irrigazione. "In questo modo abbiamo ridotto il consumo da 8 a 2 litri di acqua per litro di vino prodotto. Nel 2010 abbiamo ottenuto il certificato di Qualita' Idrica del Dipartimento generale per l'irrigazione del governo di Mendoza", dice Steindl. e' in corso il processo di certificazione dell'impronta di carbonio.
Per quanto riguarda la Bodega Renacer, questa ha lavorato alla riduzione delle emissioni di carbonio insieme alla societa' Carbon Neutral. Per due mesi e' stato sottoposto a un processo di auditing. Il risultato ottenuto dalla Carbon Neutral ha portato alla conclusione che 350 tonnellate di CO2 sono rilasciate in atmosfera ogni anno a causa della consegna dei vini sui diversi mercati. Partendo da questo dato e' iniziata la riduzione.

L'elemento nobile
Date le cifre indicate, quasi tutte le attivita' dovrebbero mirare, in un modo o nell'altro, verso forme piu' sostenibili di produzione. In questo contesto si inserisce, come cliente principale delle cantine, il piu' grande produttore mondiale di contenitori in vetro, Owens-Illinois, e la sua campagna lanciata di recente “Vidrio es Vida” (il vetro e' la vita), con esponenti come Celine Cousteau, nipote dell’esploratore del mare Jacques Cousteau, con una vita dedicata interamente alla sensibilizzazione sulla cura per il pianeta.
La campagna di marketing, che e' stata diffusa sulla stampa, online e sui social network in 12 Paesi e 7 lingue, e' stata progettata per mostrare i vantaggi del vetro rispetto ad altri materiali.
Nel video realizzato, Celine Cousteau dice: "Quando confronto i contenitori di vetro e quelli di plastica, il vetro e' piu' pulito, piu' sano e piu' buono. Perche' e' fatto di elementi naturali, non rilascia nessun tipo di sostanze chimiche nell’ambiente ed e' riciclabile all’infinito. Se veramente vuoi preoccuparti della tua salute e dell’ambiente, il vetro e' l'opzione migliore. "
Owens-Illinois e la sua campagna “Glass is Life” hanno avuto lo stand nella Feria Vinos y Bodegas 2011, nello scorso settembre, a La Rural.

[fonte La Nacion/Agra Press; foto Glass is Life]


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martedì 5 aprile 2011

Vini biologici: nuovo stop per la normativa europea sulla vinificazione bio

Se il termine non fosse inflazionato, si potrebbe parlare di "telenovela" europea sul vino biologico. Come sapere, l'Europa ha una normativa sull'agricoltura biologica dal 1991 ma ancora non ha un regolamento sulla vinificazione biologica e, quindi, sul vino biologico o da agricoltura biologica.

Dopo le vicende che hanno portato nel giugno 2010 alla bocciatura del regolamento europeo sul vino biologico (che doveva andare in vigore addirittura dalla vendemmia 2010), la Commissione ha provato a sondare nuovamente il terreno ma senza grandi speranze.

Riuscirà l'Italia a trovare una soluzione soddisfacente per un settore che ci vede ancora (per quanto?) i primi produttori ed esportatori mondiali di vini biologici?



Vino biologico: nessuna novità a livello europeo.
La Commissione Europea ripropone il progetto di normativa sul vino biologico ma trova l'opposizione della maggioranza degli stati membri



La Commissione Europea sta provando a rilanciare il progetto di normativa sulla produzione di vino biologico in Europa, ma per ora senza successo. Si è trattato dell’ennesimo tentativo di Bruxelles per trovare un compromesso credibile affinché, chi produce, si adegui a dei reali standard biologici rispetto a quelli in vigore per il vino convenzionale. Il testo riproposto dalla Commissione è quello che nello scorso giugno 2010 si era arenato sull'opposizione della maggioranza degli stati membri.

Lo scoglio, come al solito, è  quello dei solfiti nel vino. La Commissione Ue  “ha dovuto constatare che le posizioni dei partner europei restano immutate, in particolare sulle soglie da autorizzare per la presenza di solfiti nel vino”.
Il progetto del commissario europeo all’agricoltura, il romeno Dacian Ciolos, prevedeva infatti per il vino biologico una soglia massima di solfiti pari a 100 mg/L per i vini rossi e 150 mg/L per i vini bianchi e rosati, cioè appena 50 mg in meno rispetto agli livelli attualmente in vigore per i vini convenzionali.

Contro questi limiti, considerati troppo rigidi, erano insorti una maggioranza di Paesi Ue, essenzialmente del Nord Europa, Francia compresa. Si tratta di Stati membri i cui territori sono in tutto o in parte carenti di sole, e hanno bisogno dei solfiti (cioè dell’aggiunta di anidride solforosa che è un antiossidante) per stabilizzare il vino, oltre che dello zucchero per alzarne la gradazione alcolica. Il paradosso è che si tratta in gran parte di paesi con pochissima produzione e, al contrario, con un forte interesse dei consumatori per i vini biologici e anche per vini più salutari, con pochi solfiti o addirittura senza solfiti aggiunti.

Contro questo approccio i partner del Sud, come l’Italia, dove il vino biologico rappresenta un segmento di produzione in crescita ma con grandi potenzialità di espansione: un mercato che i Paesi del Nord Europa non vogliono perdere, ma non possono fare a meno dei solfiti per produrre. Al momento quindi il negoziato appare ancora bloccato.

Con la situazione attuale i produttori potranno continuare a etichettare i loro vini esclusivamente come "vini da uve da agricoltura biologica", facendo riferimento solo alla produzione nel vigneto e non alla trasformazione in cantina. La maggioranza dei produttori vitivinicoli e delle cantine italiane seguono in cantina degli schemi privati di vinificazione biologica, certificati dagli organismi di controllo.

[fonte: rielaborato da Ansa]


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lunedì 7 marzo 2011

Sei un giovane produttore biologico di vini? Vai gratis al Vinexpo di Bordeaux

Se hai meno di quarant'anni e hai un’impresa agricola vitivinicola, puoi andare gratis al Vinexpo di Bordeaux; se la tua azienda è biologica, hai qualche possibilità in più perché avrai più punteggio nella graduatoria. Hai tempo fino al 31 marzo 2011 per presentare la tua domanda.

L’opportunità, davvero interessante, è offerta dall’Oiga, l’Osservatorio per la Imprenditorialità Giovanile in Agricoltura.
Il Vinexpo è una della maggiori manifestazioni enologiche del mondo e si svolge dal 19 al 23 giugno 2011. 

Come detto, tra i criteri per la formazione della graduatoria puoi avere fino a 10 punti se la tua azienda aderisce a un sistema di qualità certificato, come il biologico.

Il bando copre i costi di iscrizione alla fiera e l’affitto dello stand.
Di seguito trovi tutte le informazioni utili ed i criteri per la graduatoria.


L'OIGA, l’Osservatorio per la Imprenditorialità Giovanile in Agricoltura, con il contributo del Ministero delle politiche agricole alimentari e forestali, offre l'opportunità a 30 giovani titolari di imprese agricole operanti nel settore della produzione del vino e delle sostanze liquorose, di partecipare gratuitamente alla manifestazione fieristica Vinexpo 2011 che si svolgerà dal 19 al 23 giugno 2011 a Bordeaux (Francia).
Lo scopo è promuovere l'imprenditoria agricola giovanile e accrescere l'interesse dei giovani verso il settore primario presentando aziende agricole meritevoli.
Possono partecipare alla selezione i giovani titolari di imprese agricole che svolgono attività di impresa sul territorio italiano, che abbiano la qualifica di imprenditore agricolo o coltivatore diretto e un'età inferiore ai quarant'anni al momento della presentazione della domanda.
Scadenza: 31 marzo 2011

Qui trovi il bando.
Qui trovi la modulistica.

Formazione della graduatoria
La graduatoria degli ammessi sarà formata attraverso l’attribuzione dei seguenti punteggi, per un
massimo di 60 punti:
  1. aziende che dimostrino di aver conseguito, per il complesso delle proprie attività risultati innovativi e di successo, nonché un miglioramento globale di tutti gli aspetti imprenditoriali e non esclusivamente limitato a quelli economici: max 20 punti.
  2. aziende dotate di sistemi di qualità certificati ai sensi della normativa comunitaria, oppure riconosciuti dal Mipaaf, nonché di natura privatistica (a titolo esemplificativo: DOC, DOCG, DOP, IGP, Reg. (CE) 834/07 (agricoltura biologica), Global Gap, I.F.S., ecc.): max 10 punti;
  3. aziende che dimostrino la capacità di poter migliorare la propria attività imprenditoriale e commerciale utilizzando i risultati della partecipazione al Vinexpo 2011, nonché le modalità con cui le stesse intendono trasferire i risultati di detta partecipazione al proprio comparto produttivo di appartenenza:max 10 punti;
  4. aziende che dimostrino capacità di sviluppare contatti commerciali anche con l’estero: max 10 punti;
  5. aziende che abbiano partecipato ad attività promosse dall’Osservatorio per l’Imprenditorialità Giovanile in Agricoltura (OIGA): max 10 punti.
A parità di punteggio sarà utilizzato il criterio di priorità della minore età del titolare dell’azienda o del legale rappresentante in caso di società.


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martedì 21 settembre 2010

La Carta europea del vino biologico

Abbiamo già spiegato nel blog come sia finita (male) la storia del regolamento europeo sulla vinificazione bio, che avrebbe dovuto sancire ufficialmente la nascita normativa del "vino biologico".


In attesa che la Commissione Europea ci riprovi, i produttori biologici europei puntano sull'autoregolamentazione. Non sarà la soluzione ottimale ma l'adozione di regole comuni in tutti gli Stati dell'Unione Europea dovrebbe essere una garanzia seria per i consumatori e una base solida per i viticoltori.


Su questo argomento pubblichiamo una nota di FederBio, la Federazione italiana del biologico.

European Organic Wine Carta: la Carta del vino biologico europeo.

I produttori biologici europei di vino propongono regole precise per definire
il processo di produzione di vino da uve biologiche da applicare entro il 2010

Ci si aspettava che la vendemmia 2010 si sarebbe svolta con l’applicazione delle nuove regole EU per la produzione e l’etichettatura del vino e dei derivati; purtroppo, a causa del mancato accordo a livello politico, così non è stato e lo scorso giugno la commissione Europea si è vista costretta a ritirare la proposta di regolamento comunitario sul vino biologico.
La definizione ufficiale rimane quindi “vino prodotto da uva biologica”, e sulle bottiglie non è consentito applicare il logo biologico europeo.
Per superare la paradossale situazione, le organizzazioni biologiche di diversi Paesi europei hanno deciso di lanciare un’iniziativa privata: la Carta Europea del Vino Biologico (CEVinBio), che si basa sulla bozza del regolamento EU (migliorandola) e sui risultati del progetto internazionale di ricerca ORWINE.
La Carta Europea del Vino Biologico (CEVinBio),  consentirà ai produttori biologici di vino di valorizzare al meglio  il proprio rispetto dell’etica di produzione biologica non solo nei campi, ma anche in cantina e fino al bicchiere del consumatore.
Il loro vino non potrà che essere etichettato con la definizione legale di “prodotto da uve di origine biologica”, ma potrà recare informazioni sulle pratiche virtuose di trasformazione (abbattimento dei solfiti ecc.).

I partecipanti all’iniziativa sono organismi impegnati nella definizione di standard tecnici, enti di certificazione e organismi di controllo, organizzazioni di produttori, istituti di ricerca scientifica, operatori del mercato e altre organizzazioni di Italia, Francia e Spagna.

“L’Italia è il principale produttore e esportatore di vino biologico in Europa, dunque l’adesione di FederBio a questa iniziativa - commenta il Presidente di FederBio Paolo Carnemolla -  ha l’obiettivo di rilanciare sia a livello europeo che nazionale l’esigenza di regolamentare quanto prima questo comparto e consentire alle nostre imprese di valorizzare al meglio gli sforzi fatti in questi anni per lavorare secondo i principi del metodo biologico non solo nella vigna ma anche in cantina. Siamo già in forte ritardo rispetto alla concorrenza dei vini biologici del resto del mondo, chiediamo a Governo e Regioni di affiancarci in questa battaglia.”

Aggiunge Antonio Compagnoni, Rappresentante Italiano in IFOAM EU, International Federation of Organic Agriculture, che raggruppa circa 30 associazioni, tra le quali anche AIAB: “La Carta Europea è un forte segnale dalle maggiori organizzazioni biologiche europee, associate alla Federazione Mondiale del Biologico (IFOAM), rivolto alle istituzioni, al mercato e ai consumatori. E’ una dimostrazione concreta di totale adesione ai principi IFOAM del biologico che includono anche quello della Salute, nel rispetto delle giuste aspettative dei consumatori biologici, per creare una comune base di regole condivise dai e per i  produttori. Sono ancor più soddisfatto rilevando il ruolo da protagonisti dell'iniziativa svolto dai soci Ifoam Italiani.”


L’iniziativa Carta Europea del Vino Biologico (CEVinBio) intende mandare un segnale forte ai consumatori e agli operatori della produzione e del mercato convinti che si possa e debba andare oltre la semplice produzione biologica dell’uva, e che il vino ottenuto rispettando lo spirito biologico anche nella fase di trasformazione possa e debba essere chiaramente identificato.
La Carta è anche un richiamo alla politica per ripartire prima possibile con il dialogo per la definizione di un regolamento EU sulla produzione di vino biologico.
La Carta Europea del Vino Biologico (CEVinBio), è aperta all’adesione, basata su un Memorandum di intesa, di tutti gli operatori coinvolti nella catena di produzione di vino biologico che si impegnano a rispettarne i requisiti tecnici: tanti più attori saranno coinvolti nel progetto, tanto più esso potrà avere successo nello stabilire e assicurare i criteri di alta qualità del vino delle aziende biologiche e nello stimolare l’Unione europea a impegnarsi per riprendere in mano il dossier.
Maggiori informazioni sull’iniziativa (modalità di partecipazione, lista completa degli organismi aderenti, lista dei produttori, ecc..) saranno disponibili a breve sul sito web.
La segreteria della Carta Europea del Vino Biologico (CEVinBio) è affidata all’Istituto tecnico per l’agricoltura biologica di Parigi.

Per informazioni e adesioni, contattare:
ITAB – Institut Technique de l’Agriculture Biologique,
149, rue de Bercy, 75 595 Paris cedex 12, France
Mrs. Monique Jonis. E-mail : monique.jonis@itab.asso.fr.
Tel. +33 (0)467 06 23 93
In Italia: FederBio, tel. 051.4210272, info@federbio.it


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lunedì 22 febbraio 2010

Il Parkinson inizia dallo stomaco a causa dei pesticidi

Il Parkinson inizia dalle cellule nervose dell'intestino per poi migrare nel sistema nervoso centrale. La causa sarebbero i pesticidi, tra cui il rotenone, usato per anni anche in agricoltura biologica, prima che il suo uso fosse vietato. La teoria è di un giovane ricercatore spagnolo, Francisco "Paco" Pan-Montojo Puga, che lavora in Germania, all'università di Dresda, in un progetto coordinato dal prestigioso Max Planck Institute.

"I pesticidi che ingeriamo ed il Parkinson sono collegati: lo abbiamo potuto dimostrare nei topi" spiega Paco. "Appena un mese e mezzo dopo aver somministrato il pesticida, iniziano a manifestarsi negli animali i primi sintomi. Abbiamo ottenuto per la prima volta un modello animale che riproduce il Parkinson dal principio fino alla comparsa dei sintomi motori (come il classico tremore, ndb). Quando questo compare negli esseri umani, il male progredisce in modo accelerato e inarrestabile. Non c'è cura."

Questa scoperta induce almeno due riflessioni.

La prima è che anche nel biologico occorre essere molto attenti alle pratiche e ai prodotti utilizzati. C'è il rischio di clamorosi autogol, come nel caso del rotenone. Tra l'altro, il divieto del rotenone non ha avuto origine dal suo pericolo per la salute umana ma per la alta tossicità per i pesci.

La seconda riflessione è che troppo spesso, quando si parla dei pericoli dei pesticidi e di altre sostanze chimiche, si prende in considerazione solo la loro tossicità acuta. Molto più raramente si ragiona sugli effetti a lunga scadenza, legati ad esempio all'assunzione a dosi anche basse ma per periodi lunghi, di anni o di decenni.

La nostra salute, se c'era bisogno di un altra riprova, passa dal nostro stomaco. Un motivo in più per mangiare e bere prodotti dell'agricoltura biologica. 




Leggi altri articoli del blog sui rapporti tra pesticidi e Parkinson.

Qui potete leggere un articolo completo su questa nuova scoperta medica (in spagnolo)
.


Qui (per chi è interessato) trovate il lavoro scientifico originale ("Progression of Parkinson's Disease Pathology Is Reproduced by Intragastric Administration of Rotenone in Mice"), pubblicato su PlosOne.


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venerdì 19 febbraio 2010

Antibiotici nei vini

Spesso, quando parlo di vini biologici, mi viene fatta l'obiezione: "Ma tutti i vini sono naturali, nei vigneti ormai si usano pochi antiparassitari, la fermentazione alcolica è un processo naturale! A che servono i vini biologici? Perchè dovrei bere un vino biologico?".

L'obiezione di per sè non è molto fondata ma mi obbliga ogni volta a ripartire dalle origini, a spiegare che bere vini biologici non fa bene solo all'ambiente ma anche alla nostra salute (e anche a quella dei viticoltori, visto che evitano di usare pesticidi chimici molto tossici). Cito varie notizie e studi, come le rilevazioni di Legambiente "I pesticidi nel piatto", da cui ogni anno si scopre che parecchi vini italiani contengono (entro i limiti di legge) antiparassitari chimici di vario tipo.

Voi volete bere antiparassitari con un piatto di spaghetti al pomodoro o con un pollo arrosto? Io no!


Senza lanciare allarmismi ma sempre per essere informati e scegliere in modo consapevole, vi segnalo questa notizia rimbalzata dalla Germania: risale a qualche settimana fa ma è sempre molto istruttiva. Non bastavano i pesticidi nei vini: ci mancavano gli antibiotici!

Ancora vini argentini con antibiotici
[rielaborato da ElMundoVino.com]

Le autorità sanitarie tedesche hanno nuovamente trovato antibiotici in vari vini di origine argentina e ne hanno proibito la vendita, ritirandoli dal mercato. Secondo quanto ha detto Peter Hauk, ministro per la difesa dei consumatori del  Baden-Württemberg, durante controlli di routine sono stati rilevati residui troppo elevati dell'antibiotico natamicina in sette campioni sui 42 vini argentini esaminati.

I controlli hanno riguardato vini tedeschi e vini  importati da paesi come Spagna, Cile, Sud Africa, Messico e, appunto, Argentina: in totale, quasi 250 vini, risultati tutti in regola tranne quelli argentini. In totale sarebbero state ritirate dal mercato circa 120mila bottiglie.

I residui di natamicina scoperti non sarebbero pericolosi per i consumatori ma comunque non devono stare dentro una bottiglia di vino.
Un ritiro di vini argentini contenenti natamicina era già avvenuto a dicembre; anche un vino del Sud Africa avrebbe contenuto la stessa sostanza. In Europa è vietato usare la natamicina sui vini o importare vini che la contengano.

Che cos'è la natamicina? È un antibiotico fungicida, usato per la produzione di alimenti come formaggi e salumi. Difficile spiegare precisamente la sua presenza nel vino. I produttori “incriminati” si sarebbero scusati dando la colpa all'uso dei chips, cioè i trucioli di legno. Sembra più probabile che la causa sia in una cattiva gestione della vinificazione: l'uso della natamicina dovrebbe infatti combattere la presenza di spore fungine rimaste nel vino dopo la filtrazione.

Altre notizie si possono trovare in questo articolo (in spagnolo) di Urgente24.com.


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mercoledì 10 febbraio 2010

Divagazioni: boicottiamo sugo, polenta e tacchino

Questo post, come si accorgeranno chiaramente i lettori, non riguarda il cuore degli interessi del blog (oddio, quasi mi scappava "la mission", come dicono oggi quelli bravi). Insomma, qui non parliamo di vini biologici ma parliamo (anche) di vini, e di vini italiani in particolare.

Da alcuni anni, ormai, assisto a una vera e propria moda del protezionismo alimentare: un protezionismo per la maggior parte dei casi più a parole che a fatti, visto che il Mercato Unico europeo è una realtà e visto che tutto il mondo diventa sempre più un unico mercato globalizzato. Che poi questo sia o meno una cosa positiva, ne discuteremo magari un'altra volta. Una cosa è certa: decidere oggi, per fare un esempio, di chiudere le frontiere al vino francese o spagnolo solo perchè tanti nostri produttori hanno le cantine piene di vino invenduto è, semplicemente, impossibile.

Si è affermato così un protezionismo alimentare fatto più di chiacchiere e proclami che di fatti concreti. E così, giù appelli contro il pomodoro cinese, l'olio tunisino, le fragole del Marocco o il pesce del Vietnam. Questo non c'entra nulla con la sacrosanta necessità di non vedere sulla nostra tavola e nei nostri ristoranti cibi che non rispettano fino in fondo tutte le norme igieniche, di

Non ci fermiamo qui. Nelle recenti feste natalizie, il ministro dell'agricoltura, il leghista veneto Luca Zaia, ha lanciato un vibrante appello, con tanto di trasmissione televisive al seguito, per "brindare italiano". Insomma, basta con lo champagne e via con lo spumante autarchico (mi verrebbe da malignare e osservare che, casualmente, lo spumante ha le sue eccellenze produttive italiane in quel Nord Italia tanto caro al ministro, ma non lo faccio!). Conosco e bevo ottimi spumanti italiani, anche biologici, ma sarei davvero uno sciocco se dicessi che non mi piace lo champagne (soprattutto quello buono), magari biodinamico. 

Ancora: il sindaco di Roma, Gianni Alemanno, dice basta ai menù etnici che nelle scuole della Capitale per anni hanno fatto conoscere, una volta al mese, piatti della tradizione di alcuni dei popoli immigrati più presenti in città, dagli albanesi ai romeni ai filippini. Basta: smettiamola con il cous cous, ha detto Alemanno: via libera invece a piatti regionali, dalla ribollita toscana alla polenta.
Tutto all'insegna dello slogan: "Italiano è meglio".

In tutte queste manifestazioni vedo molta confusione, tanta demagogia, tantissima ignoranza e anche un pizzico di razzismo.

Mi spiegate perchè a Natale o a Capodanno debbo preferire uno spumante italiano a uno champagne francese o, magari, a un cava spagnolo? Sarò libero di bere quello che preferisco? La scelta se mai la farò sulla base dei miei gusti, delle mie simpatie, delle mie conoscenze e anche del prezzo.


Non è una delle cose più affascinanti nei viaggi conoscere le abitudini alimentari degli altri popoli, magari evitando i ristoranti turistici?

Perchè debbo boicottare il panino con il kebab e preferire invece il panino con la polpetta tutta italiana? Già, perchè lo stesso ministro Luca Zaia (nella foto in alto) ha ben pensato di benedire con la sua presenza il panino McItaly, fatto tutto con ingredienti italiani, di una notissima catena di fast food. Ma come, ma non era proprio il fast food la negazione assoluta della nostra civiltà alimentare, della nostra cultura gastronomica? Non è stato il fast food, insieme alle merendine, alle patatine e alle caramelle, ad aver creato nuove generazioni di bambini e ragazzi sempre più obesi? Le cattive abitudini alimentari si nobilitano se la polpetta è fatta con la carne di una vacca italiana? Per quale motivo dovrei preferire un (cattivo) panino fatto con un hamburger di pura carne italiana, condito con salse grasse e qualche foglia di insalata triste, a un (gustoso) panino con il kebab, fatto con il pane arabo di grano duro?

Non ci vedete qualcosa di assurdo e di contraddittorio? Perchè non dovrei preferire le olive greche di Kalamata (le compro in un discount e sono davvero ottime) a delle olive "sedicenti" italiane, inscatolate in Puglia o in Toscana e magari provenienti dalla Spagna o dalla Tunisia? Magari il giorno dopo cambio: compro e mangio delle olive biologiche sott'olio che fanno a Lanuvio, a pochi chilometri da casa mia, e che sono una delle passioni del mio amico Salvatore. E allora, che c'è di strano?

Andando di questo passo, ci chiederanno di boicottare la polenta (di mais), il sugo (di pomodoro), il tacchino ripieno di Natale o il purè (di patate). D'altra parte, pomodoro, granturco, patate e tacchino vengono dalle lontane Americhe: prima di Colombo (Cristoforo, non il tenente!), non le conoscevamo. Allora che facciamo? Torniamo all'ortodossia alimentare antecedente al 1492?

Basta così, per oggi mi fermo qui.

Voi, che cosa ne pensate?


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martedì 9 febbraio 2010

BioFach: grande attesa per il Salone del Vino

Grande attesa per il prossimo BioFach di Norimberga, il Salone mondiale del biologico in programma dal 17 al 20 febbraio 2010.

Attesa in particolare per il Salone del vino che nel padiglione 4/A accoglierà produttori da tanti paesi diversi ed in particolare dall'Italia.

Vediamo alcuni consigli per chi ha l'opportunità di andare a Norimberga.

Qui potete trovare tutte le informazioni sulla aziende del vino presenti in fiera. Potete anche selezionare le aziende per tipologia di produzione, per nazione di provenienza ecc.

Qui invece trovate le notizie sui diversi appuntamenti ed eventi del BioFach interamente dedicati al vino. Tra le curiosità, un incontro sui vini biologici della Georgia e un convegno sulla prossima regolamentazione europea del vino biologico.

Un appuntamento molto interessante sarà anche la cerimonia di premiazione del primo Premio internazionale dei vini biologici MundusVini-BioFach, che si svolgerà in concomitanza della cerimonia di apertura, mercoledì 17 febbraio 2010 (nella foto sopra, le prove di degustazione che si sono svolte a dicembre 2009). Al concorso hanno partecipato 622 vini da 19 paesi. L’Italia, il paese con la superficie di vigneti biologici più vasta del mondo, guida la classifica con 163 esemplari iscritti, seguita da Germania (116 vini), Spagna (115 vini) e Francia (95 vini). Per quanto concerne i campioni presentati hanno dominato i rossi con 390 bottiglie (62,7%), mentre la quota di bianchi ha raggiunto le 213 bottiglie (34,2%).

Non appena disponibili, pubblicheremo l'elenco completo dei vini premiati.


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martedì 13 ottobre 2009

Spagna: le cantine biologiche sono il 15% della Denominazione Madrid

Secondo i dati della Fepeco, la Federazione spagnola delle imprese di prodotti biologici, in Spagna ci sono 351 cantine che producono vini e spumanti (cava) biologici. Anche se la Catalogna guida la classifica per il numero di cantine biologiche, Madrid è in percentuale una delle regioni guida.

“Il 15% delle cantine con la Denominazione di origine Madrid è biologica” spiega Felix Cabello, direttore del Dipartimento di ricerca agroalimentare dell'Imidra. “In questo modo, se non la prima, la Comunità di Madrid è una delle regioni spagnole con la maggiore percentuale di cantine biologiche”. In totale, sette su 45 hanno questa certificazione.

Già da un paio di anni la regione è stata pioniera nella produzione di vini biologici invecchiati in legno di rovere francese e americano. Questo risultato fa parte di un progetto di ricerca dell'Imidra. È stato così possibile ottenere nuove viti e recuperare alcune varietà antiche.

Negli ultimi anni sono stati investiti tre milioni di euro per la realizzazione di 41 progetti di modernizzazione e ricerca nel settore. Grazie a questi studi, i tecnici dell'Imidra hanno trovato nella zona di Madrid ceppi autoctoni di vite delle varietà Tempranillo, Malvar, Torrontes e Albillo che producono vino in quantità maggiore e di migliore qualità.

Sono state anche recuperate antiche varietà autoctone, come la Rayada Melonera, che veniva coltivata in questa zona nel XVIII secolo e con cui ora si sta cercando di fare un nuovo vino. “Non sappiamo perché questa varietà sia stata abbandonata, di certo non per la scarsa produzione. Sappiamo che si coltivava anche in alcune zone dell'Andalusia. La nostra ricerca vuole recuperare questa varietà che ha un buon colore, gradazione alcolica media, elevata acidità e aromi caratteristici di frutta di bosco. Un buon vino rosso da invecchiamento” spiega Cabello.

[fonte Ecoalimenta.com/Agrapress.it; foto Fepeco]


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venerdì 2 ottobre 2009

Nasce MUNDUSvini BioFach, il concorso internazionale dei vini biologici

A partire dal 2010 ci sarà una grande novità per i vini biologici al Salone mondiale dei prodotti biologici di Norimberga: il BioFach e la casa editrice MUNDUSvini/Meininger Verlag indicono per la prima volta il Concorso internazionale dei vini biologici MUNDUSvini BioFach.
Al primo Concorso internazionale del vino biologico MUNDUSvini BioFach 2010 si prevede la partecipazione di circa 700 vini. I campioni iscritti saranno anticipatamente degustati e valutati da una giuria internazionale di esperti.

Termine ultimo per le iscrizioni: sabato 7 novembre 2009 Degustazione dal 7 al 9 dicembre 2009 a Neustadt an der Weinstraße

Qui i produttori italiani possono trovare tutte le informazioni utili (in italiano) per partecipare con i loro vini biologici al concorso MUNDUSvini BioFach 2010.

L’assegnazione ufficiale delle medaglie avrà luogo alla prossima edizione del salone pilota mondiale dal 17 al 20 febbraio nel Centro Esposizioni Norimberga, nell’ambito dell’ufficiale visita guidata al salone seguendo la tradizione del precedente Concorso vinicolo internazionale (International Organic Wine Award) del BioFach.

Dal 2008 BioFach dedica un padiglione specializzato ai vini biologici per venire incontro alle richieste e agli interessi dei visitatori di tutto il mondo. Nel 2009 sono stati in tutto 318 le aziende del vino biologico che hanno esposto i risultati della loro arte vinicola al vaglio del pubblico specializzato. Molti e apprezzati i produttori italiani, che hanno anche avuto ottimi successi all'International Organic Wine Award.

Il nuovo concorso sarà organizzato e realizzato secondo le regole del Gran Premio Internazionale del Vino MUNDUSvini e sarà soggetto allo stesso regolamento riconosciuto a livello internazionale. La degustazione dei campioni iscritti avrà luogo dal 7 al 9 dicembre a Neustadt/Weinstrasse e sarà eseguita da una giuria internazionale di esperti composta da rinomati e competenti specialisti in degustazione dall’intero globo. La valutazione avverrà secondo un sistema di 100 punti e si baserà sull’esame olfattivo e gustativo, nonché su un’assegnazione individuale di punti in conformità alle tabelle dell’OIV (Organizzazione internazionale della vigna e del vino) e dell’UIŒ (Unione internazionale degli enologi). I riconoscimenti saranno assegnati in virtù di una delibera collegiale della giuria. In tale contesto, conformemente al regolamento dell’OIV, il numero di premiazioni sarà limitato a un massimo del 30% dei campioni partecipanti. I vini migliori otterranno i riconoscimenti “Grande Oro”, “Oro” e “Argento”.

Si possono iscrivere vini fermi, spumanti, frizzanti e liquorosi da agricoltura biologica provvisti del codice di un organismo di controllo autorizzato. Termine ultimo per l’invio dei campioni è il 7 novembre 2009. La documentazione completa inerente le condizioni di partecipazione e il bando di concorso al Premio internazionale del vino biologico MUNDUSvini BioFach si possono richiedere allo staff organizzativo di MUNDUSvini chiamando il numero 0049 (0)6321 8908-9500 oppure inviando una mail all’indirizzo contact@mundusvini.com.
I vini possono essere iscritti online al sito www.webpass-online.com.

La cooperazione tra BioFach e la casa editrice MUNDUSvini/Meininger Verlag si focalizzerà inizialmente sulla realizzazione di un concorso per il conferimento del Premio internazionale del vino biologico MUNDUSvini BioFach. A lungo termine entrambi i partner mirano ad affermare il Premio del vino bio quale concorso bandito ogni anno la cui assegnazione avverrà regolarmente durante lo svolgimento del BioFach nel Centro Esposizioni Norimberga della NürnbergMesse.
“Per la realizzazione del Concorso internazionale del vino biologico MUNDUSvini BioFach siamo estremamente compiaciuti di sapere al nostro fianco un partner forte e autorevole come MUNDUSvini e la casa editrice Meininger Verlag. La pluriennale esperienza della NürnbergMesse, la prestigiosa fama del BioFach, la certificazione MUNDUSvini nell’esecuzione di degustazioni di alta caratura nonché, naturalmente, le fondate conoscenze settoriali della casa editrice Meininger Verlag si integrano alla perfezione! Sono sicuro che il tutto si tradurrà in un progetto comune che segnerà il futuro del mercato internazionale del vino biologico”, sostiene Udo Funke, responsabile di progetto per BioFach e Vivaness.

Obiettivo del Concorso internazionale del vino biologico MUNDUSvini BioFach è quello di incentivare la qualità e la commercializzazione dei vini da produzione biologica. Il concorso si prefigge, da un lato, di fornire a produttori, viticoltori, importatori e consumatori un forum che permetta il reciproco confronto tra i vini e, dall’altro, di essere un prezioso aiuto decisionale e orientativo nell’acquisto dei prodotti per i consumatori stessi.


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mercoledì 17 giugno 2009

Francia, in crescita i vigneti biologici


La viticoltura biologica cresce a pieno ritmo anche in Francia.

Secondo i dati ufficiali aggiornati al 2008, diffusi da Agence Bio, in Francia ci sono 2.301 aziende vitivinicole biologiche, per un totale di 28.190 ettari. La superficie coltivata è composta da vigneti già in biologico (15.663 ettari) e vigneti ancora nella fase di conversione dalla coltivazione convenzionale a quella bio (12.527 ettari).

Da notare anche il deciso aumento delle superfici coltivate tra il 2008 ed il 2007: oltre il 25% di vigneti biologici in più.

La viticoltura biologica si concentra, come del resto prevedibile, nelle regioni mediterranee. In testa alla classifica per regioni ci sono Languedoc-Roussillon, con 8.837 ettari, e Provenza (Provence-Alpes-Cote d’Azur) con 6.674 ettari. Seguono poi Aquitania (3.763 ettari) e Rhone-Alpes (2.132 ettari).
Superfici interessanti ci sono anche in Alsazia, Loira e Borgogna.

Interessante anche l'analisi dell'evoluzione delle superfici viticole biologiche (vedi immagine sotto): dai circa 5.000 ettari del 1995 siamo arrivati agli oltre 28.000 del 2008.


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sabato 28 febbraio 2009

Quattro vini biologici dell'Emilia Romagna premiati al BioFach 2009

Soddisfazione di Prober, l'Associazione dei Produttori Biologici e Biodinamici dell’Emilia Romagna, all'ultimo BioFach per il successo di tre aziende associate nel Concorso internazionale dei vini biologici.


Le tre aziende hanno ricevuto il riconoscimento Argento per quattro vini.


Le aziende premiate sono:

  • la Società agricola Bedogni di Quattro Castella (Reggio Emilia) che ha ricevuto il premio per il vino L’Orlando metodo classico millesimato del 2005;
  • le Cantine Sgarzi Luigi di Castel San Pietro Terme (Bologna) premiate per il Ciao-Sangiovese IGT Terme di Chieti;
  • la Società agricola Venturini Baldini di Quattro Castella (Reggio Emilia) che ha vinto con la Malvasia secca DOC Colli di Scandiano e di Canossa e con il Reggiano Lambrusco Rosso Secco DOC.
Per le aziende premiate - spiega Prober - si tratta di un importante riconoscimento del valore di un impegno costante nello svolgimento di un’attività sostenibile e senza impatto ambientale, finalizzata ad ottenere vini biologici di alta qualità perché ottenuti nel totale rispetto dei disciplinari di produzione biologica e sottoposti a controlli accurati che coinvolgono ogni fase del processo produttivo.

È stata una partecipazione di rilievo quella di Prober alla ventesima edizione del BioFach di Norimberga, il Salone mondiale dei prodotti biologici che dal 19 al 22 febbraio 2009 ha chiamato a raccolta oltre 2.700 espositori con la presenza di 46 mila visitatori professionali.

Con due aree espositive collettive allestite nei padiglioni 4 e 4A, ed insieme agli stand individuali, per una presenza in totale di 32 aziende socie, Prober ha posto in evidenza complessivamente una ricca e molteplice rappresentanza di prodotti biologici: il vino, innanzitutto, e poi la pasta, l’ortofrutta, i prodotti lattiero-caseari e il Parmigiano-Reggiano, i prodotti da forno, i cereali e le farine, l’olio e l’aceto, il miele, i mangimi.


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martedì 24 febbraio 2009

Spigolature: ristoranti e vini biologici a Copenaghen

Spigolatura [dal De Mauro-Paravia on line]
lo spigolare; raccolta delle spighe rimaste sul campo dopo la mietitura: la s. del grano | insieme di spighe raccolte


Spigolando in rete oggi ho trovato questo.

Da Editing & Comunicazione vi segnalo alcuni ristoranti biologici o con ingredienti biologici della Danimarca dove si trovano anche vini biologici.

La Danimarca è una delle punte del consumo biologico in Europa: non a caso, è stata scelta come nazione dell'anno all'ultima edizione del BioFach, il salone mondiale dei prodotti biologici, che si è concluso domenica 22 febbraio 2009.

A Copenhagen ci segnalano questi locali:

BioM, un piccolo locale nel quartiere di Østerbro
L’unico ristorante biologico danese certificato. Cibo, bevande (tra cui i vini) e perfino i dipinti sui muri sono rigorosamente biologici. Gli ideatori di BioM sono partiti da una semplice domanda: “Perché mangiare cibo fatto con ingredienti pieni di pesticidi quando si va al ristorante, mentre per noi a casa acquistiamo prodotti bio?” La risposta dei tre proprietari, Brian Johansen, Heinz Lodahl e Søren Hansen, è un ristorante di qualità con prezzi moderati.

Geranium, all’interno di Kongens Have, il “giardino del Re”
E' gestito da due dei migliori chef danesi, Rasmus Kofoed e Søren Ledet. Usano prodotti biologici e ingredienti biodinamici, compresi i vini che provengono da ogni parte del globo, anche dall'Italia (nel sito trovate la sezione Wine con la carta dei vini).

Cap Horn, sul pittoresco canale Nyhavn (nella foto)
Sono i pionieri del movimento del biologico. Atmosfera e storia particolari; è stato uno dei primi ristoranti con una filosofia bio. Tutti i prodotti di base, come uova, latte e burro, sono biologici; per gli altri ingredienti si cerca il più possibile l'origine bio. Vini, soft drink e birra sono biologici e lo stesso vale per il caffè. La carta dei vini è meno ricca di quella del Geranium; l'unico vino italiano (almeno stando alla carta on line) è un Moscato d'Asti.

Altre notizie sui locali dove mangiare e comprare prodotti bio a Copenhagen (come Café Chill Out, BioMio, Huks Fluks) li trovate nell'articolo segnalato o su VisitCopenhagen.com.

Anche in altre città della Danimarca, come ad esempio Århus e Aalborg, è possibile trovare ristoranti e bar biologici, come Gyngen e Kaffé Fair.


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lunedì 23 febbraio 2009

BioFach 2009: grande successo per il vino biologico

BioFach 2009: sostenibilità e responsabilità sociale anche nel vino biologico

Nel 2009 al BioFach il segmento del vino ha registrato 304 espositori
Anche nel vino biologico sempre più importanti sostenibilità e fair trade
Vini dal Nuovo Mondo: offensiva bio dalla California


Si è svolto dal 19 al 22 febbraio 2009, a Norimeberga, in Germania, BioFach, il salone mondiale dei prodotti biologici, con oltre 2.700 espositori e 46.000 visitatori specializzati.

Anche nel 2009 BioFach si è distinto soprattutto nel segmento in crescita del vino. Ben 304 espositori di 23 paesi hanno presentato al pubblico di esperti vini di altissimo livello da coltivazione biologica controllata.

Già il 22 e il 23 novembre 2008, nel quadro del Concorso internazionale del vino biologico, i viticoltori di tutto il globo hanno potuto mettere in lizza i propri nobili nettari alla conquista di uno degli ambiti premi. Una giuria composta da 39 esperti ha quindi degustato i 521 vini iscritti provenienti da 13 paesi ed ha infine conferito il premio Grande Oro a 11 vini, a 60 vini l’Oro e l’Argento a 129 vini.

Nel comparto dei vini biologici sono i prodotti sud europei a vendere meglio nel commercio tedesco. I grandi paesi produttori come l’Italia, la Francia e la Spagna continuano a dominare i fatturati in questo segmento; il trend rispecchia le preferenze dei consumatori per quanto concerne i vini prodotti in modo convenzionale. Tuttavia nel settore trovano sempre più sostenitori anche i vini del Nuovo Mondo, ad esempio dal Sud America e dal Sudafrica. Particolarmente positiva, rispetto ad altri canali di vendita, è la risonanza nella distribuzione convenzionale e nei discount.

Nei negozi di alimenti naturali e nelle vinerie classiche, invece, perdurano le riserve nei confronti dei vini da oltreoceano, tra l’altro a causa dei lunghi percorsi di trasporto.

Eco e fair: vento in poppa per i vini da oltreoceano
La domanda di vini biologici del commercio equo e solidale è in aumento, specialmente nel caso dei prodotti dal Sudafrica e dall’Argentina. Attualmente queste due nazioni registrano, nel complesso, il maggiore sviluppo delle vendite per quanto riguarda i vini del Nuovo Mondo. La California e l’Australia si evolvono in modo positivo, mentre il Cile è leggermente in calo rispetto agli anni precedenti. I vini bio della Nuova Zelanda si vendono bene, specialmente nei paesi di lingua inglese.

Considerando gli sviluppi nei singoli stati d’oltreoceano si nota che in Cile e in Argentina, con circa 2.000 ettari ciascuno, risulta coltivato ecologicamente poco meno del 2% della superficie agricola. In Cile molte aree sono ancora in fase di conversione, tuttavia tra i grossi produttori si sta delineando un vero e proprio boom del bio. Si potrà comunque contare su una commercializzazione più massiccia soltanto all’inizio del nuovo decennio. Una situazione simile si riscontra anche per l’Argentina, dove è invece in salita il numero dei piccoli viticoltori.

Nonostante in Sudafrica cresca il numero di aziende che hanno attuato la conversione alla viticoltura biologica, finora risulta già essere coltivato in biologico meno dell’1% della superficie coltivata a vitigno. “Sono soprattutto la salvaguardia dell’ambiente e la difesa della biodiversità a giocare un ruolo di rilievo. Tuttavia questi aspetti, uniti alle conseguenze del nostro agire sugli spazi vitali naturali dell’uomo e sull’agricoltura, sono tematiche complesse, spesso ancora difficilmente comunicabili al commercio e ai consumatori”, spiega Petra Mayer dell’ufficio tedesco di informazioni sui vini sudafricani. “Il senso di responsabilità, il commercio sostenibile, l’impegno sociale e la tutela dell’ambiente sono principi che acquisiscono sempre più importanza”.

Bio-vino nello Stato del Sole, la California
Attualmente in California sta avendo luogo un’offensiva bio degna di nota. Sono sempre di più le aziende vinicole puntano su tetti solari, turbine eoliche e materiali costruttivi ecologici. Oltre a ciò ci si serve spesso di pecore, capre e galline per concimare i vigneti nel rispetto dell’ambiente e tenere sotto controllo la crescita indesiderata della vegetazione. “Per i viticoltori californiani il mantenere un rapporto responsabile con la natura è un impegno serio, professato e vissuto, non un semplice strumento di marketing. Aziende vitivinicole come, ad esempio, Fetzer, Bonterra e Parducci (la prima impresa negli Stati Uniti gestita a emissioni zero di CO2) nonché la Quivira, un’azienda che lavora secondo i principi biodinamici, perseguono la loro filosofia già da molti anni in modo assolutamente indipendente dall’attuale boom del biologico”, sostiene in merito Christine Berthold dell’ufficio tedesco del California Wine Institute. Al momento oltre 4.000 ettari, cioè circa il 2% della superficie californiana trattata a vigneto, vengono coltivati secondo le direttive biologiche, con una crescita particolarmente forte per quanto concerne la quota biodinamica.

Un tema importante, oltre a quello dell’energia verde, è il problema delle emissioni di anidride carbonica. Per questa ragione il California Wine Institute, in collaborazione con associazioni vinicole australiane, neozelandesi e sudafricane, ha elaborato un Greenhouse Gas Accounting Protocol internazionale che permette a ogni viticoltore del mondo di calcolare la “impronta ecologica” della sua azienda. Nonostante in viticoltura le emissioni di anidride carbonica siano contenute, anche in questo settore il tema acquisisce sempre più importanza. Con questo passo si sostengono inoltre gli obiettivi fissati dallo stato californiano per ridurre le emissioni di gas serra, riportandole entro l’anno 2020 al livello del 1990.

[fonte e foto: BioFach]


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giovedì 13 novembre 2008

Millesime Bio 2009: a Montepellier (Francia) il Salone dei vini biologici

Come già negli anni precedenti, iniziamo a dare notizie sul prossimo Millésime Bio che si svolgerà a Montpellier, in Francia, dal 26 al 28 gennaio 2009.

E' un appuntamento che, pur senza averne un'esperienza diretta, mi sento di consigliare ad appassionati e cantine biologiche.

XVI Edizione del Salone Millésime Bio,l’appuntamento mondiale per gli operatori del settore dei vini da uve biologiche

Montpellier - Centro esposizioni - 26-28 Gennaio 2009

L'edizione 2009 del Salone Millésime Bio si svolgerà presso il Centro Esposizioni di Montpellier (Hérault, Francia meridionale) da lunedì 26 a mercoledì 28 gennaio 2009. Millésime Bio è organizzato dall’Associazione interprofessionale per i vini biologici della Languedoc-Roussillon (AIVB - LR),

Millésime Bio è l’unica fiera nel mondo dedicata ai vini biologici e riservata solo alle cantine del settore. Per rispondere alle aspettative dei visitatori e degli acquirenti di vini che desiderano trovare una scelta completa di vini biologici, a gennaio 2009 Millésime Bio ospiterà oltre 300 espositori (viticoltori, cantine e distributori) provenienti da Germania, Spagna, Francia, Italia, Portogallo, Gran Bretagna, Romania e altri paesi.

La fiera dei vini biologici cambia indirizzo
La varietà di nazioni, di aziende e di vini presenti fa di Millésime Bio l'appuntamento più importante per i professionisti del settore. Questo spiega il successo crescente di visitatori: oltre mille presenze nel 2008, di cui un terzo stranieri, con un aumento del 30% rispetto al 2007.
Per far fronte a questo successo, dal 2008 la manifestazione si svolge alternativamente a Montpellier negli anni dispari e a Perpignan in quelli pari. Questo consente di avere a disposizione spazi espositivi più ampi, una migliore ricettività con un maggior numero di alberghi e hotel e una migliore facilità di accesso in aereo.

Un salone professionale unico nel suo genere
Le caratteristiche che hanno determinato il successo del Salone Millésime Bio sono sempre le stesse:
* una fiera di settore dedicata soltanto ai vini prodotti con uve da agricoltura biologica;
* un modo di presentazione dei vini uguale per tutti i produttori;
* un’area di degustazione vini self-service per presentare le novità presenti nel Salone;
* un ambiente gradevole per assaggi professionali con la possibilità di ristorazione all’interno della fiera.

Il concorso internazionale dei vini del Salone Millésime Bio
La seconda edizione del “Concorso Millésime Bio”, la gara fra i produttori di vini biologici del Salone Millésime Bio, si svolge ogni anno nel mese di novembre.
L’assegnazione dei diplomi per i vini premiati avrà luogo il 27 gennaio 2009 in occasione del Millésime Bio 2009.
Lo scopo del concorso è quello di favorire il riconoscimento della qualità dei vini biologici attestata dalle numerose medaglie vinte dai viticoltori nei vari concorsi indetti per gli operatori del settore.

I prodotti biologici: un mercato in forte espansione
La viticoltura biologica fornisce una risposta concreta alle sfide ambientali del pianeta: la tutela della qualità dell’acqua, la difesa della salute dei consumatori e dei viticoltori stessi, la salvaguardia della biodiversità, la multifunzionalità nelle aree rurali ecc.
Secondo l'IFOAM (la Federazione internazionale dei movimenti per l’agricoltura biologica), nel 2006 l'agricoltura biologica copriva nel mondo una superficie totale di 30 milioni di ettari, con una crescita quasi tripla dei terreni certificati tra il 1999 e il 2006. Il fatturato mondiale del settore è stimato in quasi 25 miliardi di euro, con un aumento del 53% rispetto al 2000.
Nel 2007 in Francia i vigneti da agricoltura biologica erano circa 22.500 ettari, con un aumento superiore al 20% rispetto al 2006; il primo vigneto biologico di Francia è la regione Languedoc-Roussillon (6.140 ettari), seguita da Provenza-Alpi-Costa Azzurra (5.294 ettari) e (3.065 ettari).

Iscrizioni: Mette CLAUSEN, Tel: +33 (0)4 99 06 04 39
Contatti Stampa: Cendrine VIMONT, Tel: +33 (0)4 99 13 30 43

Per maggiori informazioni sui vini da agricoltura biologica e sulla fiera:
www.millesime-bio.com
CITEF – Agenzia Stampa di UBIFRANCE in Italia - Via Morozzo della Rocca, 9 – 20123 Milano
Tel. 02 43 98 08 32 E-mail: agenziastampacitef@citef.it Internet: www.citef.it


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venerdì 25 gennaio 2008

Gerard Depardieu inaugurerà il BioFach 2008, dedicato ai vini biologici

Sarà Gerard Depardieu, attore di successo ma anche viticoltore, ristoratore, autore di libri di cucina e “sibarita ad honorem”, ad inaugurare il prossimo 21 febbraio il BioFach 2008.

Quest'anno saranno proprio i vini biologici ad essere protagonisti della più importante fiera mondiale dei prodotti biologici, che si svolgerà a Norimberga, in Germania, dal 21 al 24 febbraio.

Punto di incontro per gli amanti del vino sarà il rinnovato padiglione 4A, inondato, come sottolineano gli organizzatori, di luce naturale ma anche degli aromi dei vini presenti. Dopo il successo del 2007, con la presenza di 300 cantine biologiche da 13 paesi, quest'anno si aspetta un incremento di presenze del 10%. In totale al BioFach sono attesi 2.600 espositori e oltre 45mila visitatori professionali.

Intanto si è svolta nel dicembre scorso la decima edizione del Concorso internazionale dei vini biologici (Internationl Wine Award), organizzato dal BioFach. In concorso 545 vini da 15 paesi diversi; l’Italia il paese più rappresentato, con 125 campioni. Le premiazioni si svolgeranno il 21 febbraio a Norimberga.
Nel sito del Vino Biologico i primi risultati del concorso.


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giovedì 22 novembre 2007

Dalla Spagna il tappo di sughero certificato per la gestione forestale

Il gruppo Oret Subericoltura, che opera nell'estrazione del sughero e nella preparazione di tappi per il settore enologico, ha ottenuto per primo in Spagna il marchio Fsc (Forest Stewardship Council) per la gestione forestale sostenibile per le sue sugherete, cioè i boschi di quercia da sughero.

Per questo motivo il gruppo ha ricevuto i complimenti di Wwf/Adena che, nel quadro della sua campagna “Sughero sì. Sugherete vive”, sottolinea che il tappo di sughero deve poter essere identificato dai consumatori come un prodotto ecologico di origine sostenibile, rispetto ai tappi sintetici.
Il marchio Fsc, spiegano ancora al Wwf, è la miglior garanzia, per la sua riconoscibilità a livello mondiale e per le garanzie di coltivazioni responsabili sul piano sociale e ambientale.

Da parte sua la Oret Subericoltura spiega che la sua impresa di produzione di tappi di sughero, Espadan Corks, sta già lavorando sulla tracciabilità della materia prima e tra breve lancerà sul mercato i primi tappi provenienti dai boschi certificati che l'azienda possiede nella Comunità di Valencia (mille ettari di sugherete nella Sierra di Calderona e di Espadan).

Questa misura dovrebbe sostenere l'economia del sughero, importante per queste zone e messa in crisi dall'avvento dei tappi sintetici.


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venerdì 16 novembre 2007

BioFach Japan: in Giappone i vini biologici protagonisti

Il BioFach Giappone 2007 è stato un vero successo per i vini biologici. Nei tre giorni della fiera, dal 10 al 12 ottobre, sono stati assaggiati oltre duemila campioni di vino biologico.

Le aziende presenti nell'Organic Wine Pavilion, che celebrava il suo debutto a Tokio, sono state molto soddisfatte per l'interesse suscitato.

Si è trattato della settima edizione di BioFach Giappone, che nel centro fieristico Big Sight della capitale giapponese ha accolto circa 15.500 esperti del settore della produzione, trasformazione e commercio dei prodotti biologici. Un successo testimoniato anche dal fatto che oltre il 36% degli espositori presenti hanno già deciso di confermare la loro partecipazione alla prossima edizione, dal 24 al 26 settembre 2008, sempre a Tokio.

“C'è stato molto interesse per il vino biologico” ha detto Frank Venjakob, Direttore eventi di Nurnberg Global Fairs, organizzatore del BioFach. La presenza dei vini biologici è stata sostenuta da un seminario e da una serata dedicata al sushi in abbinamento con vini biologici sselezionati, che hanno fatto un'ottima figura.

Per Jan Kux, Export Manager della Peter Riegel Weinimport di Orsingen, in Germania (si tratta di un'azienda molto importante che commercializza solo vini biologici), il BioFach Japan è stata un'esperienza molto positiva. “La fiera è stata organizzata molto bene e il pubblico era molto competente. Un altro vantaggio è che le regole giapponesi per l'importazione di bevande alcoliche sono molto semplici. Le condizioni commerciali quindi sono molto favorevoli.” Kux ha anche notato un interesse crescente per la cultura enologica europea nel catering e nei negozi specializzati in Giappone.

[fonte www.biofach.de]


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mercoledì 26 settembre 2007

Norvegia: decolla il mercato dei vini biologici

Il consumatore norvegese comincia finalmente a richiedere vini biologici. La notizia viene dall'Ufficio ICE di Oslo.

La vendita di vini bio ha visto un aumento del 61% nel primo semestre del 2007, rispetto al primo semestre del 2006. Le quantità sono ancora modeste (circa 112mila litri) ma si prevede che l'esplosivo aumento continui.

Rispetto al primo semestre del 2006, il valore dell'importazione di vini imbottigliati dall'Italia mostra una crescita del 25% nel primo semestre dell'anno in corso.


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EcoRacimos, il concorso dei vini biologici spagnoli

La ottava edizione di EcoRacimos, concorso per i vini biologici spagnoli, si è svolto il 15 settembre a Cordoba, in Spagna. Il concorso è organizzato nell'ambito di BIOCordoba 2007, la fiera dell'agricoltura biologica che si apre il 27 settembre.

EcoRacimos 2007 ha visto la partecipazione di 65 cantine spagnole per un totale di 124 vini biologici, con un netto incremento (oltre il 50% in più) rispetto allo scorso anno, una prova del “prestigio e della qualità raggiunte” dalle cantine che fanno vini bio in Spagna.

Undici vini hanno raggiunto i maggiori punteggi.
Volvoreta Probus 2005 di Viña Zangarrón (Denominazione Toro), con 97,25 punti, ha ottenuto il premio speciale della Deputacion di Cordoba. Altri dieci vini hanno vinto invece l'EcoRacimos d'oro. Tra i premiati spiccano il Pedro Ximénez 2006 di Bodegas Robles (Denominazione Montilla-Moriles), con 96,25 punti, e Aroa Gorena 2002 di Bodegas Aroa (Denominazione Navarra), terzo classificato assoluto con 90,75 punti.

Qui trovate l'elenco completo dei vini premiati.

Le regioni (comunità autonome) spagnole più rappresentate sono state Navarra (con il maggior numero di vini), Castiglia-La Mancha (con il maggior numero di cantine), Catalogna e Andalusia. In totale sono state 13 le comunità autonome presenti, con vini da Rioja, Murcia, Galizia, Valencia ecc.

EcoRacimos vuole sottolineare la qualità raggiunta negli ultimi anni dalle cantine che fanno vini biologici in Spagna e dare il meritato protagonismo ai viticoltori bio.

[ElMundoVino.com]


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